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L'ARTEPOESIA CHE DEVE ANCORA VENIRE - IL DopoNietzscheDuchamp

EB di Terzet

 



 




   

 

a DanFred Claude               

e Leonardo                        

 
 

dal 1968,                          

tra Kirchstetten e Neuilly   

 

 


Come poeta c’è un solo dovere politico, quello di difendere la propria lingua dalla corruzione: quando il linguaggio è corrotto la gente perde fede in quello che sente, e ciò conduce alla violenza.

Auden

 

 

Se il potenziale negativo dell’uomo si manifesta perfettamente nel delitto,

il potenziale positivo si manifesta perfettamente nella poesia.

Brodskij

 

 

La poesia non tollera ipotesi, ma solo l’evidenza dei miracoli.

Contini

 

 

La matematica è una scienza nella quale non si sa di che cosa si parli e non si sa se quello che si dice sia vero.

Russell

 

 

 Quasi sempre ho creduto - e continuo ancora a crederlo -  che scrivere prosa sia di pessimo gusto.

Bolano

 

 

 

 

Jean Baudrillard, che non ama il realismo mitico al contrario di me, scrive:

 

L’arte contemporanea ha perduto ogni originalità e ogni capacità di sfidare la realtà. Essa vive

in uno stato di confusione, in cui la banalità si mescola ai residui, la ripetizione ai rifiuti, facendoci però credere alla possibilità di un discorso di secondo livello, ad un’altra lettura possibile. Io non ci credo più. L’ironia è oramai perfettamente integrata all’arte come l’obsolescenza è integrata agli oggetti di consumo. Il risultato è il livellamento, in basso, totale, la confusione tra l’arte come scena e la vita come messinscena. L’arte non propone più visioni singolari, ma solo riflessi della società delle immagini e dei media. In essa non c’è più alcuna trascendenza, ma solo la replica della realtà nella sua forma modernista. L’arte contemporanea fa parte orami del gioco di simulacri che occupano in toto il nostro orizzonte, un orizzonte promiscuo di banalità e reality show.

Essa ha perso il segreto e la magia.

In compenso, proliferano i discorsi sull’arte [i managing art men che non sono più critici né storici dell’arte, solo consiglieri e consulenti d’affari, inventori e alimentatori del “sistema dell’arte” che ha fatto il suo tempo e che si apprestano a sostituirlo con altro sistema al medesimo scopo di speculare con essa e fare soldi] che la sacralizzano sempre di più, oltretutto con il sostegno e la promozione di quasi tutte le istituzioni culturali.

La scrittura e la fotografia possono dare luogo ad avvenimenti singolari che sfuggono all’ordine virtuale dominante. Una figura può essere ancora un avvenimento straordinario che rompe la monotonia delle cose, ma deve avere un carattere imprevedibile e destabilizzante. Deve seguire altre regole del gioco, lavorando alla frontiera di ciò che appare e ciò che scompare, opponendosi a un mondo tutto regolato sulla produzione e sul consumo.

L’illusione è qualcosa di positivo.

L’illusione della scrittura si oppone alla simulazione che domina tutta la società delle immagini.

 

 

Concordo sino alla parola illusione che accetto solo rovesciandone senso e significato: da effimero fantasma consolatorio a Grande Utopia che può far girare il mondo in altra direzione.

 

Come pensare dopo il DopoNietzcsheDuchamp – il DND?

 

Come dopo Omero Eraclito Parmenide Pitagora Platone Aristotele Plotino Agostino Cartesio Pascal Vico Schelling Bergson Nietzsche Croce Rosenzweig Gadamer Assunto Sciacca Colli Freud-Jung de Santillana de Chardin Einstein Tesla Bohr Dirac Planck Schoedinger Feynman Dante-Petrarca-Boccaccio Leopardi Foscolo Hopkins Eliot Pound Auden Ungaretti Porta Zanzotto Bulgakov Cvetaeva Hoelderlin Heine Benn Shakespeare Brodskij Meister Jimenez Guillén Poe Apollinaire Celan  Baudelaire Rimbaud Valéry (più il saggista) Bonnefoy Bouthémy Giotto Masaccio Alberti Uccello della Francesca Ingres Cézanne Manet Degas Braque de Stael Velàsquez Turner Blake Michelangelo Raffaello Tiziano Leonardo Le Courbusier Gregotti Botta Borromini Picasso Matisse Dalì Klee Nolde Wols Rothko Savinio Delvaux Magritte Sironi Dubuffet (gli “ intonaci” degli anni ’50) De Chirico Licini Bracusi Giacometti Marino Melotti Burri Kandinskij Duchamp Klein (che sapeva benissimo che sarebbe stato poco capito e molto “barattato” superficialmente) Bacon Richter Kiefer

 

Come esprimersi dopo il DND?

 

C’è spazio per un discorso filosofico se pensiamo la filosofia quale scienza del domandare, l’ambito dei perché radicali? Domandare che pretende una risposta singolare sincera così radicata nell’intelligenza del pensiero che potrà valere anche per altri: domandare allarga l’orizzonte della vita e tentare risposte buca la siepe per cui la veduta si fa più corretta ampia e profonda. Dobbiamo lasciare il culto delle coppie e delle categorie giacché nel reale non esiste un sistema binario che, in vero, è stato inventato per praticità dall’uomo. Non c’è bianco e nero, ma la gamma dei bianchi dei neri e dei grigi. Quindi una comodità dire che a si oppone a b, una comodità dire che a coincide con b ecc.; esistono a b c che possono relazionare tra di loro, ma non in modo irreversibile, eternamente il medesimo. Questo l’errore di Parmenide (*) per semplificare, per “democraticizzare” il suo progetto ideativo e, nel contempo, “essere eletto sindaco”, errore ripreso per volontà di potenza (ambizione) dai filosofi tedeschi (anche Nietzsche al proposito non è chiaro) per giustificare l’immutabilità assoluta del loro pensiero, per continuare la strada di Lutero che si era intrecciata con un pensiero di impronta sacro-assolutista: Hegel il devastatore delle culture correlate d’Europa è il segnavia di un pensiero-potere unico per tutti, la cui nefasta ombra si è proiettata oltre la seconda guerra mondiale.   

Dobbiamo uscire dalla dialettica che uccide o Apollo o Dioniso per far vivere la nostra personalità, entrando e uscendo dalla storia, tentando sempre meno risposte storicistiche o storicizzate, sapendo che adesso siamo Apollo, adesso siamo Dioniso, quasi mai la sintesi desiderata, sapendo che non esistono parametri fissi elaborati dalla nostra mente: le categorie non esistono, solo sentimenti sentiti da ogni uomo, in ogni cultura anche se ingenua o rozza e diversa da quella che in questo momento sta prevalendo.

Le domande sono per capire che cosa significa vivere al massimo delle proprie capacità, essere meno incerti; le domande a cui si tenta rispondere rafforzano l’identità della persona, che diventa rigorosamente più creativa. Filosofia è narrare epicamente (mito con artepoesia) la nostra esperienza della vita e le relazioni ad essa connesse, senza fare il diario soggettivo, ma tendendo ad un orizzonte ulteriore, a cui altri aderiranno, altri no. Nessuna imposizione della propria visione, ma proposizione alle altre proposizioni, sempre ed ognuno nella ricerca  della verità, non del vero.  .

 

Auden vs Cartesio.

 

Tutto quello a cui tendiamo, tutto quello che desideriamo non è un diritto ma un dovere. E doverosamente dobbiamo essere poeti, ri-creatori di quella realtà che abbiamo trovato.

 

Trasformare la realtà in reale.

 

Chi ha capito in radice Nietzsche è Colli, più storicamente il giovane Vattimo, più poeticamente Masini, più intuitivamente Sciacca. Nietzsche temeva la vita che esaltava: ho paura di una cosa quindi la esalto per allontanarla, me ne distacco. Nietzsche si è allontanato sempre di più dall’esterno ed ha vissuto l’interno come specchio della vita e, come Heidegger, nella volontà di distruzione della metafisica occidentale, per lui radice negativa della società e della civiltà a lui contemporanee, è rimasto uno dei più determinanti pensatori sull’essere, non volendosi mediocre uomo come quella cultura e quella civiltà borghese e quella falsità religiosa pretendevano. Sciacca individua questo nodo quando chiama Nietzsche “fratello separato”.

Nietzsche rimane intrappolato soprattutto nella figura di Gesù che vorrebbe eliminare giacché si è identificato con essa, vede in essa una possibile gioia e per non volerlo essere - o non poterlo intellettualmente – perché sarebbe stata una sconfitta del proprio io, un arrendersi all’evidente debolezza dell’essere umano, non può che negarlo ed uscire così dal reale e venire alla “sofferenza disarmata”. In questa sofferenza cambia non solo prospettiva eidetica ma anche il come che trova nella parabola (si misura di nuovo col Nazareno) nel frammento, nel discorso mitico che ha in se stesso il proprio significato e che non necessita di subordinate di primo e secondo grado per essere spiegato. Si viene ad eliminare la dualità tra pensatore e pensiero: sono tutt’uno nell’ebbrezza di accostarsi al vero e alla verità (1), al significato primale che è mito simbolo narrazione  e che può ritrovare la propria sinteticità dinamica solo nel frammento e nella parabola.  

Qui la possibilità niciana, che è poi la sua massima importanza per la cultura l’arte/la poesia, di smascherare le costanti malizie le menzogne le iniquità di coloro che gestiscono cultura arte politica, (Pound attaccherà il network bancario per le medesime ragioni) pur non avendo il coraggio di praticare quello che pensava: la vita si salva e si esalta nel viverla al di là di ogni riconoscimento

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(*) Importante per una svolta culturale decisiva, quanto de Santillana corregge i dossografi tedeschi su Parmenide: non l’essere ma l’ess-ente (eov), non più pensare meta-fisico, ma razionale scientifico. La prima rivoluzione scientifica e poetica, essendo questi due aspetti presenti in modo correlativo nell’autore. 

(1) Desideriamo e dobbiamo dire che cosa  intendiamo quando usiamo, da qui in avanti, la parola “verità”.

 

Le categorie inventate su paradigmi inventati come il razionalismo, l’oggettivismo e l’ontologia naturale che rendono legittimi e legali ordinamenti economici e politici hanno fatto il loro tempo come la filosofia impostata e derivata su di queste categorizzazioni. 

Non sappiamo se l’ontologia dell’attualità vattimiana sia una prospettiva corretta, sappiamo solo che ogni uomo sente se una cosa che vuol fare è buona o cattiva, esatta o errata, bella o brutta, ovviamente con tutte le varianti di approssimazione. Ogni uomo, da quando ci siamo come siamo, sente se quello che pensa, ha pensato, agito operato ecc. è positivo o negativo. Questo sentire lo vogliamo chiamiamo coscienza? dio? Dio? demone? Supe-rio?, Adonai? Legge? Manitou? ecc.

Questo sentire è il nostro io reale, non quello della realtà. L’uomo e non l’animale, il creatore che ognuno di noi vuole o non vuole essere. Questo sentire noi lo chiamiamo verità, l’autenticità di uomo che bisogna diventare, essendolo già. E’ per questo sentire che diciamo se un oggetto è o non è opera d’arte. Se altri sono in disaccordo si discute, si dialoga e se non si trova un accordo ognuno rimane del proprio avviso; uno continuerà a dirlo brutto, magari, e l’altro ci costruirà sopra un mercato e guadagnerà, ma avrà mentito a se stesso, se l’oggetto era brutto.

La malizia di cui Nietzsche.

Con l’attività dell’intelligenza creatrice dobbiamo sconfiggere la naturalità e sostituirla con l’umanità, passare da animali ad uomini; la naturalità è il negativo della vita, mentre l’originalità dell’artepoesia è il futuro dell’umanità.

Ogni uomo può, se vuole, diventare artistapoeta e sentire le necessità sue e dell’umanità.  

 

La natura copia le mele di Cézanne

 

Ci sono uomini che “remano” contro. Gli storicisti e derivati; gli idealisti e derivati. E le molte derive.

L’uomo, quindi il  mondo, potrà salvarsi solo attraverso la creazione originale dell’artepoesia, stravolgendo “il sistema naturale” banale ed oppressivo che divide organizza gradualizza gerarchizza per meglio comandare e sottomettere gli altri uomini, in ogni campo; sconfiggendo le classifiche e le graduatorie per ricomporre la società e la politica su piccole e medie comunità autonome che scambiano la loro cultura. Città stato? comuni ? leghe? associazioni territoriali?

Non teniamo alla denominazione, ma prospettiamo questa direzione, nella consapevolezza che il perfetto mondo, la politica perfetta, la economia perfetta, la giustizia perfetta e l’artepoesia perfetta non saranno mai raggiunte.

Per il peccato originale? per una barretta “ubriaca”del dna? rna? per… Non lo sappiamo. Sappiamo che siamo in questo mondo e che non dobbiamo seguire le sue regole anti-umane, ma cambiarlo mutarlo trasformarlo trasfigurarlo secondo giustizia e libertà.

 

 

 

 

sociale. Questo compito se l’è preso Duchamp a cui andava stretto il ruolo di pittore, come a Nietzsche quello di storico e filologo. Entrambi rifiutano le determinazioni classificatorie che i contemporanei volevano loro imporre: allora la pazzia (risposta tragica), allora il silenzio (risposta drammatica) duchampiano che sollecitano il pensare, spingono a nuove domande tentando diverse risposte. Ma… le domande sono sempre le stesse, anche se mutano i registri semantici, diventando fondamentale il come s’interroga, il come s’ascolta un testo una parola un segno.

 

Dal domandare rigoroso alla risposta insoddisfacente.

 

NietzscheDuchamp non sono stati fautori di alcuna sorta di nichilismo, di giochetti concettuali, di intellettualismi, di astrusità, di finzioni pseudoartistiche. Zaratustra equivale la Fountain: rovesciamento delle consuetudini ed elle abitudini rassicuranti dell’uomo merleaupontiano senz’occhi e senza spirito.

NietzscheDuchamp hanno stravolto e travolto false idee falsi concetti falsi valori, hanno posto a principio del vivere la vita artistico/poetica, la vita trasformativa. Ma mentre il tedesco per ossimoro psicofilosofico non ha  resistito alla tensione, il francese “sparendo dalla scena” si è posto nell’attesa e dopo il transito del suo deserto, dopo aver vinto l’interiore guerra contro il proprio egoismo, rinnovato e pronto, ha lasciato il sigillo della sua personalità per il futuro non solo in campo artistico. Il testamento di Nietzsche è il suo profetismo, la sua oracolarità, quello di Duchamp l’agire artisticopoetico che l’uomo deve assumersi per sentirsi appagato.

 

Non si può essere poeti ad ore convenute; le tabelle sindacali sono per i bottegai. 

 

Due uomini totali senza moralismi (antimorale niciana), non pedagogici (i maestri dobbiamo averli e dobbiamo ucciderli, si sa), non sociopsicologici (l’analisi non soddisfa la vita), due artistipoeti sapienti dei moti dinamici del corpospirito, distanti dalle masse dal popolo dagli affarismi, vicini alle intelligenze di sempre, eversori per nobiltà manniana e per rispetto della propria vocazione. Due uomini che hanno fatto fruttare i propri genici talenti.

Divisi solo dalla concezione della solitudine. Quella di Nietzsche assolutamente arrogante e malata, quella di Duchamp giocosa irriverente sana; quella niciana sempre più orientata verso un non ritorno, quella duchampiana una costante preparazione spirituale intellettuale materiale per il compito accettato e assegnatosi. Anche Nietzsche è consapevole che occorre all’uomo, a se stesso, una prospettiva alta, ma vacilla, teme di concludere positivamente il gioco, si ritrae dalla scacchiera e si rifugia nel buio. Duchamp si ritira nella penombra delle quinte per uscire alla luce quando pronto è il momento. Entrambi disinteressati al mercato, entrambi umanamente desiderosi di essere riconosciuti sapendo l’imbecillità del mondo, ma mentre Nietzsche non può fare a meno di continuare ad attaccare questo mondo le cui lodi e i dispregi lo inorgogliscono ferendolo in ogni caso, Duchamp accetta anche l’applauso dello stupido sapendo che è uno stupido e che vale quel niente che vale. Stupidità vestita ora da critico, ora da storico, da filosofo, da pittore, da poeta, da mercante, da pubblico. Nietzsche vuole una  platea di spiriti eletti e non accetta che la maggioranza dell’umanità è un’agostiniana inesistenza, una maggioranza plebea che agisce incongruamente. E’già out of himself.

Duchamp non si stupisce delle cose del mondo, non si cura degli inciampi, dei poveri in spirito artistico e poetico e li beffeggia, li provoca e li conduce al tranello. Dichiara di essere un giocatore di scacchi. Un uomo che tenta e capisce le strategie del vincere, non l’avversario, la partita. Gli scacchi sono il simbolo (mito e significato) della vita che supera i propri e gli altrui ostacoli. Desidera essere un giocatore di vita, di lasciare a testimonianza della sua esistenza le sue opere d’arte che sono delle forme materiali e sensibili perché gli uomini si iniziassero all’arte e capissero che la sostanza non è interna o esterna, ma la loro sintesi. Duchamp è un iniziato di una vita spirituale che trova un correlativo in Nietzsche e in Teilhard de Chardin. Attraverso le opere, l’uomo può capire il senso e il significato del vivere e diventare quello che nel dna è: un essere divino che vive umanamente, un poeta, mancato talora, ma che se lo desidera (se lo vuole) e si decontestualizza, se si destoricizza aumenta il peso della sua anima, del suo permanente.

Da qui la risoluzione del problema posto dalla concezione hegeliana della morte dell’arte. Se guardiamo all’arte di oggi, vediamo che non c’è spiritualità, non c’è ricerca di senso e di significato oltre il momentaneo, oltre il contingente e il banale, solo oggettualità o concettualismo al massimo, comunque qualche cosa che risulta mancante. Gli artisti sono degli “operatori culturali”. Se in vero l’arte/la poesia fosse questa, sarebbe hegelianamente destinata a morire. Ma nuovi uomini nascono, nuovi uomini intraprendono l’avventura del vivere riprendendo la scommessa “ tramite la loro libera decisione” di rimanere animali, di diventare uomini, di raggiungere la divina creatività

(poesia).

L’arte/la poesia quale mezzo e “non solo fine” di questa ascensione evolutiva rimarrà perché sintesi non chimico di ule e neuma, come l’opera di Duchamp, che per gli imbecilli crea solo oggettistica.

Nietzsche chiude un secolo, Duchamp muore in altro passaggio cruciale, il 1968 e lascia un testamento che nessuno sino ad oggi ha voluto intendere: perché lascia disegni figurativi? perché indica Ingres? perché quell’opera a cui attende vent’anni e quel titolo: Dati: 1. La caduta d’acqua, 2. Il gas illuminante?

E’ la ricerca della Luce, dell’Origine, non negato l’Inizio, un dio amico che oracola all’uomo il ritorno ad un principio consono a ciascun essere, ad un ordine che non sia più ordinamento, imposizione esteriore, dopo che ogni genere è stato “squassato”. Purificato. Ecco Apollinaire.

Un ordine scatta da un poetica – visione del cosmo – che scaccia il disordine imperante che non possiede niente se non l’attrattiva del libero arbitrio - che non è libertà. Il disordine è parente dell’animalità, il senso della voglia di autodistruzione del singolare e del plurale, infischiandosene di tutti perché gli autodistruttivi non si pensano uomini, ma credono di essere ancora onnipotenti a differenza degli artisti/dei poeti che sanno di esserlo stati un tempo e che adesso possono viverlo  nelle loro opere d’arte solo come dimensione mestica: “senza memoria non c’è fantasia e nessun futuro” (Lobo Antunes).

 

Nietzsche vuole essere un grande e totale artista e si prova con la musica, la pittura, la poesia, è affascinato dalla psicoanalisi che pensa banale tecnica se non accompagnata da intuitività e creatività legate ad una solida cultura, ma disperde energie nella ricerca del “grande riconoscimento”. Lì, la tragicità: non riesce a capire che è già “grande” per le sue intuizioni, i suoi frammenti, le sue parabole, le sue indicazioni critiche, le sue domande e prospettive per l’uomo nuovo, l’ubermensch.  E’ preso da un titanismo megalomane che non gli permette di vedere la propria reale consistenza culturale. Non sa accordarsi con se stesso, non sa o non vuole essere felice mentre ricerca la felicità del mondo. (l’ubermensch è Nietzsche, il tranello per l’uomo e il

pensante).

Duchamp è intrinsecamente più nobile, meno fragile nell’intimo, meno presuntuoso esteriormente avendo una grande opinione di sé che tiene nascosta, per riversarla nell’opera.

Duchamp è Ettore che sa la propria grandezza e il proprio destino non riservato solo alla storia, ma verso qualche Luogo che comporta memoria della personalità. Nietzsche è un permaloso Achille che sa il proprio destino e se ne lamenta, dopo averlo eletto.

Da loro possiamo riprendere forza e slancio per continuare questo difficile transito.

L’arte/la poesia che deve ancora venire sarà totale ma non ideologica, forte ma non assoluto, chiara ma non assoggettata; l’arte che deve ancora venire coniuga il fare (poiein) con il dire (theorein).

Duchamp ha continuato e perfezionato il discorso niciano, ha reso più feconda ed appagante una vita artistica che non si limita a presentare la personalità dell’uomo solamente quale artista/poeta, codificazione che rimetterebbe in gioco quella società combattuta e che si desidera superare e trasformare. Perfezionamento nell’essere poeta/artista continuamente, sapendosi graduare, dominando il possibile disordine e disorientamento, alti comunque e sempre nella riconoscibilità dell’identità criticocreativa, questo il modo dell’arte/della poesia del dopoNietzscheDuchamp che deve ancora emergere, che riemergerà a tempi maturi.

Quindi riaffermazione dell’artepoesia quale esercizio dell’attenzione, per vedere le cose come sono e stanno nel reale oltre ogni abitudine e consuetudine sociale, nel riordino visionario di esse per la costituzione di cosmo. Questo fare potrebbe anche dirsi felicità, quando abbiamo l’occasione di essere in accordo con il nostro essere, quando possiamo vivere una reale pienezza che sospende lo spazio e il tempo umani, quando accade di sentire di essere a casa nella consapevolezza della sua non esauribilità, della sua interminabilità, del dover di nuovo ricercare l’attimo della Luce.

Che cos’è luce? dall’etimologia sanscrita significa il ben detto, l’avvicinarsi, molto vicina alla aletheia parmenidea che significa corretto, preciso, ben detto e fatto.

Per parlarne dobbiamo fare parabole, usare parole semplici contratte complesse aforismi sapienti, incidere frammenti concisi: scrivere parlare dire significare dell’attimo della luce occorre contrarre mille parole in una sola, talvolta dilatare una sola parola in mille, ma in qualunque modo ci si esprima un “pezzo” dell’attimo della luce lo dimentichiamo, lo perdiamo, ci manca.

Non sappiamo.

Arte/poesia non conosce soltanto, comprende tentando la luce. Comunque. Alla comprensione

(luce) non si perviene con l’eccessiva razionalizzazione della ragione del sentire della sensibilità, estremizzazione di un relativo che dimentica la totalità dell’essere umano.

Non siamo solo ragione, ma non siamo solo sensi. (v. il neosensimo anglosassone di Roberts, Sherman, Nussbaum, Gladwell, di Adamasio)

Non siamo solo cuore, ma non siamo solo pancia.

Siamo involucro e contenuto, siamo corpoanima senziente e pensante che deve essere rispettato  considerato indagato non per modificarlo nella struttura, ma per esaltarne le capacità le possibilità, per farlo rendere al massimo entro la sua costitutività.

Oggi si confonde l’emozione con il sentire (da cui sentimento), oggi si svaluta volgarmente la ragione sostenendo che solo le individualistiche emozioni sono la vera conoscenza delle cose che rende migliore “la qualità di vita nel quotidiano” che è, però, contingenza.

Siamo ritornati alla confusione di Babele e solo l’urlo apollineriano potrà salvarci attraverso le epifanie della bellezza che nessuno potrà mai distruggere, solo negare scioccamente.

 

Duchamp da prima del 1912 (Nudo che scende le scale n. 2) ha superato la pittura mimetico-illustrativa, quella detestata da Pollock, Nietzsche ha indicato nell’intuizione razionale una modalità altra, più adeguata alla conoscenza e al sapere autentici, superando l’assolutismo razionalista tedesco (La nascita della tragedia, 1870). Essi sono i cardini su cui ripensare la cultura nostra, la poesia/l’arte nostre, la nostra civiltà che non può continuare ad essere riproduttiva documentaristica piatta orizzontale, senza passione senza utopia, senza stile e senza idee. Hanno aperto alla grande “stagione di mezzo” che ha visto Eliot Pound Musil Matisse Dalì Braque e forse il primo esponente di una poetica ad essi vicina Le Courbusier… ma nel 1945, con sigillo del 1964, “la linea” si è interrotta e agli autori sono venuti ad operare sul livello del giornaliero e del giornalistico tenendo schiave della politica-mercato le manifestazioni creative, non volendo il formarsi di una identità artisticopoetica nazionale ed europea rinnovata nel rispetto del passato, svilendo la cultura giunta a temere segni forti (Pasolini), autodistruttiva pronta a dimettersi per ricercare in altre culture anche inconciliabili, un possibile riscatto.

Venduta l’identità, tutto è a rischio di crollo.

 

Linea generativa d'artepoesia: Giotto Masaccio Donatello Raffaello Leonardo (arteria pericolosa) Michelangelo Velàsquez Goya Ingres Cézanne Manet Klee Kandinskij (vena verso l’occlusione) Dalì Ricasso Matisse Fontana (vena occlusa) Burri (arteria con stènosi sul finale) Giacometti Brancusi Licini Marini Kiefer Bacon de Stael Tapies (un problema clinico-formale come Richter e Freud) Dante Petrarca (il primo a non opporre artepoesia alla vita) Ariosto (anche lui) Shakespeare Molière (tra i pochi a pensare arte/poesia come vita dinamica, a differenza del rionale Goldoni) Leopardi (inarrivabile per l’anticipo culturale) Baudelaire Rimbaud (Lettera di un veggente) Mallarmé (arteria occlusa) Apollinaire Auden (arteria donatrice) Eliot Pound (anche lui) Stevens (molto di più) Benn Celan (arteria pericolante) Jimenez D’Annunzio (arteria pericolosa) Beckett Porta (vene al borderline) Ungaretti Bene (aperte arterie) Zanzotto (se pur non aperto l'orizzonte)... (mescolare e non tenere distinto il genere)

 

Non rimanere all’analisi ma raggiungere la sintesi su cui corre il sangue poetico che nasce italiano, si europeizza e diventa riferimento mondiale per diventare dal 1945 una vena dipendente da arterie economicamente autoritarie perché si corre dietro la carota del mercato e si resta solo nella provocazione mediatica, dimenticandosi che la spina corticale su cui è vissuta e vive la cultura e la civiltà dell’Europa è Nietzsche con il suo stravolgimento della dialettica aristotelico-hegeliana e il suo ribaltamento del “come pensare”, della sua critica allo svuotamento delle intelligenze che non ritengono più determinate la relazione tra essere e poesia/arte, relazione creativa che è il luogo della vita completa.

 

Se l’arte non ha per fine la Verità, non è niente. (Nietzsche)

 

Dalle idee-aforismi di Nietzsche ai segni-parola di Duchamp. E viceversa. Senza rimanere più nell’asfissiante autoreferenzialità, ma ponendosi nell’ambito eterorefenziale, nel rispetto dell’altro, niente concedendo alla platea, per levare svecchiare trovare quello che già è nel reale, oltre la realtà pulendo l’ipertrofia di segni e di parole con cui simulazioni e simulacri imbrattano l’universocosmo.

L’artista/il poeta deve uccidere la metafora che porta alla vuota sacralità e ricercare il simbolo che ha primigenia religiosità che dice quanto sia misterico il reale, quanto imprevisto sorprendente stupivo stupefacente, apertura al futuro, ribaltamento della quotidianità in prospettiva d’eterno, lasciata ogni enciclopedia.

  

 

 


 

La realtà non è il reale

 


 

Ogni oggetto d’arte è una cosa, ogni opera d’arte è una cosa. Che cosa li distingue?

Il primo è legato alla realtà, la seconda al reale.

L’oggetto d’arte è ripetizione di un modello della realtà, l’opera d’arte è fondatrice di reale. Quando si è nel reale si è nel permanente e si affermano identità e relazioni; se si è nella realtà si rimane nel contingente.

L’opera d’arte è corpo e corporeità, materia e matericità: corpo e materia legate alla realtà, corporeità e matericità al reale.

Il pensiero poetico/artistico è l’intelligenza dell’opera d’arte dove sorge l’idee di bellezza, il complesso del sentire e del capire un cosmo: il permanente che sorge dal contigente.

Il bello e il giusto sono concetti storici legati alle varie epoche in cui variano i costumi e i gusti, sono relativi, strettamente collegati alla mutevolezza, producono “il soggettivista” che impone le regole del gusto, andando “fuori posto”, creando disordine, negando simbolo mito significato, glorificando la povera metafora lontana dal reale.

 

 

 


 

Il contingente è della realtà, il permanente del reale

 

La metafora inganna l’essere

 

Grande malizia è negare la differenza tra bello e bellezza

 

 


 

 

 

L’uomo sente e vive le idee di bellezza giustizia verità e i concetti storici di bello giusto vero. Tra idee e concetti non solo distinzione, ma radicale differenza. NietzscheDuchamp indicano il percorso da riprendere, come riportare ordine nell’arte e nella poesia dopo tutte le esperienze di rottura per essere in correlazione con i tempi nuovi. Indicano un principio di adeguatezza per trovare una nuova norma (che, come sempre accade sarà sostituita da altra, esaurita la propria energia che sostiene l’andare dei tempi) appropriata al millennio nuovo che sia sintesi di pensiero fantasia sentire lentezza contemplazione dirompenza non aleatoria ma cosmocentrica, smascheramento del 95 % degli artisti e degli oggetti contrabbandati come artisti e opere d’arte nel XX secolo, una sintesi che ci ricollegherà a quel divino perduto per il tradimento umano.

Tradire l’arte/la poesia è tradire la creatività dell’umanità, relata al creato. 

Ristabiliti i termini strutturali, l’uomo ricerca un principio di speranza dove la stupidità non è più “considerata” intelligenza, dove la decisione (mi decido verso) è dire un sì creativocritico, libero da ogni convenienza, da ogni pregiudizio personalistico e/o di appartenenza. Decisione che non cerca il consenso ideologico e mercantile rincorrendo l’onda corta dei retori, gli input dei massmediologi che, per esempio, nel 1963 tentarono di imporre quali artisti nuovi e originali, tre individui definiti “autori di sinistra” da una ordinata e scialbamente eseguita presentazione di Alfredo Giuliani che non ebbe vergogna di scrivere: ”Senza questi ragazzi Palermo esisterebbe un po' meno…”. (La scuola di Palermo, Feltrinelli, Le Comete 26). Infatti Palermo esiste un pò meno e non perché nessuno si ricorda più di questi tre ragazzi, ma perché qualche altro “servitore dello StatoMercato” ha dato spazio all’eroico fantasma letterario, Andrea Camilleri. La conseguenza di quando non si persegue artepoesia, ma qualcosa di sociologico e storicizzato: la modernità che è enfatizzazione degli stilemi, ingrandimento e grandiosità tecnica per stupire, spettacolo biblico di chi innalza edifici più alti e vanitosi. Che non sono né utopici né appassionanti, se non per i poveri nello spirito culturale.

 

 

 



 

Il capolavoro non esiste

 

 




 

Pound cerca lo splendore dicendo dell’Eroe.

Eliot cerca fuoco e rosa in una sola Figura.

Mallarmé cerca il riscatto della protervia poetica nell’Azzardo.

Apollinaire capisce che bisogna ripartire dal Luogo a cui si è giunti.

Auden sa della scansione polifonica della Vita.

Duchamp a Luogo raggiunto, sa che deve sostare ed aprire ad Altro.

 

Duchamp/Dante - Trittico – Trinità – Opere nell’Opera

 

 

 


 

 

 

Metafisica è narrazione

 

L’artepoesia è utile. Indispensabile

 

L’occhio è più grande dell’orecchio

 

La parte è oscura. Il tutto chiaro

 

Artepoesia è il restauro dei danni babelici

 

Spazio e tempo non sono categorie. Sono sentimenti e probabilità

 

Alcuni fanno arte, pochi artepoesia

 

 

 


 


 

Artepoesia è trasfigurazione

 



 

Nella maturità artisticopoetica ci vuole il coraggio di cambiarsi-cambiare, di non entrare nel

manierismo di se stessi. Egoismo. Meglio tacere. E’ il discorso di Eliot coniugato all’azione di Rimbaud, mentre Joyce s’impantana nel linguaggio quotidiano e finisce in un’allucinazione paranoide, un labirinto di Babele, solo con emuli e scheggiati romanzieri che non si sono ancora accorti che il “romanzo” (plot narrativo, una storia con caratterizzazione psicologica dei personaggi) è finito con Musil e Pirandello, che il cinema se ne è appropriato in lotta adesso con la televisione, con la lobby dei “creativi pubblicitari”, adesso dei social network, imbarbarendo linguisticamente e culturalmente sempre più Occidente ed Europa.       

 

Non ci resta che tentare. Il resto non ci riguarda. (Eliot)

 

Tutti i grandi poeti sono alla ricerca dello spiraglio dell’oro (Duccio Rothko Burri Klein Vautrier de Stael Licini) tra i buchi del mondo, senza che il mondo li consumi.

Trascendenza: divino tentativo. Scommessa che supera la tragicità (de Unamuno) che riscattiamo e lasciamo ai posteri  quale dramma. Allora duchampianamente l’opera si trasfigura in azione. Illusione forse, sicuramente Grande Utopia che permette un discorso attorno all’opera d’arte, all’artepoesia. De Opera.

DopoNietzscheDuchamp pittura/poesia/pensiero sono la compresenza delle distinzioni, dello spirito e della corporeità, del sentire e del capire. E qual è il Luogo di tale comprensione? L’intelligenza pronta ad accogliere le novità del mondo, nello stupore ricorrente, verso il tentato Splendore dove ogni separazione dissolve.

 

 

 

 


 

Essere se stessi è trasgredire

 


 

 

 

Che cosa sentiamo di fronte ad un’opera d’arte? Sentiamo se siamo suoi amici. Di ascoltarla, di cercare di capirla, di sentire la relazione vivente, sentiamo di abbandonarci con lucidità totale alla sua totalità, alla sua libertà/necessità per noi difficile da vivere al punto che abbiamo costruito un’opposizione, mentre nel reale libertànecessità è unità.

 

 

 

 



Dall’uguale al simile

 


 

 

Essere altro da quello che siamo, è essere difformi e disformi dalla struttura genetica che ci compete, è vivere nella più profonda contraddizione e sdoppiatura che porta alla confusione, slegati dalla vita, non vedendo e comprendendo le relazioni tra “le cose del mondo”.

Autofondarsi, diventare  la prepotenza di se stessi costruendo un falso reale, stare sulla superficie della realtà (il mondo) come se fosse la centralità: disumanarsi. Rimanere animali.

Poesia e vita non sono opposte né contrarie. Siamo noi, ignoranti, che le poniamo in dialettica per dire la nostra potenza e la nostra forza, quando opposizioni e contrari sono condizioni che troviamo all’Inizio, quando inizia il viaggio verso la comprensione e la composizione del Cosmo.

 

 

 

 


 

 

La ragione pone, l’intelligenza crea

 

Poca arte è concimata. Troppa solo concime

 


 

 

I segni non sono graffi, sono significati e colui che “si desidera essere” abita i segni che deve conoscere e  capire. Abitare (da  habeo) significa avere e stare in un modo di essere, abitare (dalla radice dem) significa coprire dominare domare democrazia duomo. Abitare trasforma lo spazio e il tempo in Luogo (spaziotempo). L’uomo abita in un Luogo che non è più lo spazio cartesiano, ma è la sua configurazione bergsoniana che da senso e significato alla cosa che prima ne era sprovvista e che si arricchisce dei simboli individuali e collettivi, si completa nell’autentico, nella ricerca dell’elemento stabile ed immobile, il permanente.

Duchamp dice che pensare è credere che le cose posseggono una energia interiore che va collegata con le altre e con l’autore perché possa nascere uno stile di vita che elimina la scissione cartesiana e restituisce linfa nuova al discorso artistico/poetico, stile di vita e azione per coniugare occhio e spirito, visibile e invisibile. (Klee) Lasciarsi dietro le normative pedisseque della scienza e della tecnica per restituire autonomia all’arte/alla poesia (Anceschi) come discorso pensato attorno alla bellezza, alla qualità poetica.

Alla ricerca dei segni che nascondendo in sé un simbolo ed una ambiguità (non ambivalenza) sono

luci di sentieri che percorsi possono trasformare il caos in cosmo. Senza simboli non possiamo essere, non possiamo entrare in relazione con niente e la vita, allora, si valuterà come miseria ed incomprensibilità, il mondo un alfabeto slegato, una serie di segni morti che portano al nichilismo, alla misurazione mercantile e aritmetica degli altri e poi di se stessi.

Il segno-simbolo indica senza parlare, dice il vero e la verità delle cose, permette il miglioramento secondo struttura, senza tracotanza e senza rassegnazione, rende consapevole che il Luogo della Luce si accende ogni volta che lo desideriamo: è mito, narrazione di libertà, superamento della pura necessità.

Vivere la narrazione che il mito narra è accendere  fuochi per chiamare altri, per instaurare relazioni di amicizia (i cristiani la chiamano caritas), rispettare le distinzioni e le differenze, costruire nuove comunità, nuovo gene di nuovo genio contro ogni negazione della dignità dell’identità singolare e plurale.

Nessuna differenza tra vita e arte come tra scrittura poetica e scrittura prosastica, nessuna differenza tra pittura e poesia in quanto entrambe cercano verità, nessuna differenza tra poesia e filosofia perché entrambe cercano verità, nessuna differenza ma solo distinzioni tra le diverse manifestazioni creative dell’uomo, nessuna differenza ma solo distinzione tra la arte e la scienza autentiche: una non può fare a meno dell’altra. Dopo la “caduta del genere”, rimane la distinzione dei generi che permette la navigazione responsabile tra le tassonomie della tradizione, con “l’obbligo” di essere innovativi dato che se ogni cosa ritorna, certo non si ripresenta medesima. Ogni manifestazione artistico/poetica ricerca il Luogo della Bellezza, della Verità che legano “le cose reali” in un orizzonte più vasto attraverso la sineddoche la metonimia, il simbolo a base reale.

Abbiamo ancora il sentimento di questi ingredienti formali nelle varie culture d’Europa e dell’Occidente? c’è ancora sineddoche metonimia simbolo nel discorso? c’è solo immagine o resiste la figura? c’è ancora una cultura della forma? c’è ancora una cultura della sintesi in Europa o è stata sostituita dalla cultura dell’abbreviazione?

L’abbreviazione porta all’impoverimento del linguaggio e della lingua individuale per cui si insinua di nuovo il pericolo di differenziare poesia e prosa, differenza che non trasforma le esperienze poetiche in vita e viceversa.

Perso il sentimento del mito e del simbolo, arte/poesia sono state prese dalla piatta smania perversa di propagandare storie settimanali, cronache condominiali, appelli commerciali, pattume insulso sostenuto da imbecilli che continuano a teorizzare e divulgare che arte/poesia è solo divertimento e svago, sfogo psicologistico, libero arbitrio e non libertà, anarchismo che poi si autonega nella ricerca dei premi, del bestseller.

Al contrario, in opposizione, possiamo pensare l’arte/la poesia quali visioni del reale necessarie di apprendimento, di maestri, allenatori, norme perché poi il “giovane poeta virile” superi e lasci il maestro, inventando dal linguaggio appreso la personale lingua, la mia lingua per dire della relazioni incontrate, per continuamente ricercare Bellezza.

 

 

Artepoesia non è un diritto, è un dovere. (trasformazione da Auden)

 

 

 

 

LA CONFUSIONE E’ SEMPRE DI MODA

 

Del disordine s’approffitta la malizia che alimenta distorsioni che s’incuneano nel tessuto individuale e sociale e lo tarmano. Con Apollinaire nuovo ordine, oggi di nuovo nel disordine con l’aggravante della confusione programmata.

La cultura dell’immagine è la civiltà dell’inutile che ha portato al livellamento verso il basso, al “conformismo animale” che conduce all’autoritarismo. Si può dire che Monicelli è più interessante e poliedrico di Fellini? che Antonioni è un noioso compulsivo? che Mike Buongiorno e Sordi sono degli addormentatori di folle? che Fantozzi è meno di comicità becera? che i reality show e i filmetti pagati dalle istituzioni pubbliche sono porcherie? che i comici sono bravi a vendere libri da spiaggia? che la gioventù non è né educata né preparata e arriva ad insegnare nelle scuole pubbliche dopo aver sostenuto, agli esami universitari, che la capitale dell’Austria è Lisbona e che il fondatore del fascismo è Giancarlo Fini?

Se si può dire vuol dire che non incide nel programma di imbarbarimento dei popoli.

Per tracotanza trascuratezza ignavia imbecillità dell’arte/della poesia l’industria della moda e della musica si sono sostituite ad essa/e. falsificazioni e simulazioni. La malizia di cui Nietzsche.

La moda ha preso la formalità del colore, la musica della parola, ma rimangono prodotti, manufatti immaginativi destinati a consumarsi subito per lasciar posto ad altre immagini in una infinita e già vista fiera delle vanità a cui partecipano, spingendosi per la prima fila, giornalisti presentatori  imbonitori delle televisioni dei quotidiani delle riviste popolari e di nicchia vippiosa che imbrogliano un pubblico ignorante felice di essere imbrogliato. E allora ogni cantautore è poeta, ogni stilista e ogni cuoco è un’artista: feticismo del mito falso ovvero di quei miti che non hanno niente da narrare perché solo banale e rassicurante tecnica, tecnologia dettasi autosufficiente di contro all’arte/alla poesia che è tremenda e inquietante. Confusione delle attività fantastiche con la creazione, tra creatività e creazione, tra moda cinema arte romanzo poesia fotografia.

 

 

Breve ma veritiero elenco di alcuni barbari civilizzati, per lo più nipotini confusionari del DND: B. Sarcevic, A. Bianconi , M. Lombardelli, M. Basilé, C. Biratoni, P. Consorti. S. Camporesi, A. Lupi, Nicolavinci, M. Franchi, J. Knap, J. Demetrio, M. Marchelli, N. Samorì, E. Guarino, C. Bedini, F. Garbellotto, M. Alito, A. Pennini, M. Cattelan, F. Corotti, F. Hassan, G. Laveri, L. Piovaccari, C. Pozzati, N. Djurbegr, A. Boschi, G. Riannetti, M. Rohr, D. Borsella, M. Prestia, M.G. Torres, F. Pietrella, T. Saraceno, G. Talarico, M. Clementi, A. Cinelli, R. Lacerenza, Gli Ori, F. Viale, M. De Giovanni, P. Maggio, Pierrali )( Favi, L. Leuci, S. Cagol, Elastic Group, D. Mancini, L. Greco, A. Frank, C. Notte, D. Girardi, C. Mattii, A. Antico, M. Galimberti, G. Hill. T. Kirchhoff, S. McQueen, T. V. Daniel, Gelatin, G. Piacentino, M. Hosking, L. L. Romance, A. Rubiku, M. Moti, A. Cattaneo, P. Ranzani, L. Caiffa, Goldiechiari, A. De Pascale, S. Scheda, N. Addamiano, Dago, F. Salvarani, C. Ferreri, E. Spalletti, F. West, P. Calzolari, M. Nannucci, S. Xhafa, A. Bollito Oliva, G. Amer, D. Tremlett, V. Pisani, M. Falco, G. Poli, G. Facchinetti, P. Pietrogrande, N. Bellora, R. Dolfini, G. Fossati, R. Losapio, M. Motta, M. Dion, G. Pesenti, R. Barba, E. Arzuffi, A. Marras, C. Botes, L. Mazza, M. Assale, B. Esposito, M. Beninati, G. Orozco,  L. Favaretto, C. R. Antich,  L. & J. Orta, 59° Biennale di Venezia, C. Scarfò, L. Moro, E. Gagliardino, S. Fujiwara, Orlan, C. Lohr, N. Bolla, A. Mastrovito, L. Rabbia, L. Moro, E. Antin, T. M. Luntumbue, V. Muniz, B. Bee, E. Vedova - dai paesaggini alla De Pisis all’informale, dalla mattina alla sera - G. Zorio - troppo scoperta la mossa duchampiana - M. Merz - a Torino fa sempre più freddo - V. Acconci, A.M. Bossi, V. Carnielli, A. Ghisleni, M. Messina, J. Opie, A. Katz, R. Salemi, R. Rossi, P. Querques, F. Carra, B.Vidoni–J.Wall, R. Whiteread, D. Almond, G. Carnegie, J. Lambie, S. Starling, J. Jackson - modesto imitatore di Brancusi in formato design - P. Heron, B. Newman, A. Reinhardt, S. Jackson, K. Smith, D. Judd, C. Close, R. Smithson, S. Pick, P. Halley, J. Koons, R. Gober, A. Mc Collum, T. Schutte, K. Fritsch, M. Kelly, M. Barney, B. Riley, S. Keenleyside, A. Majoli, N. Bisky, P. Castaldi, T. Strode, Perino e Vele, B. Meerman, T. Semeti, S. Fujiwara, S. Lockhart, B. Di Bello, P. Pfeiffer, R. Crumb, A. Jarr, I & E Kabakov, Botto & Bruno, A. Gallaccio, M. Harvey, Perino & Vele, T. Hirshhorn, G. Rubsamer, Vedovamazzei, M. Dzama, Fudong, Gupta, Bock, P. Fischli, U. Rondinone, E. Wurm, Durant, Deller, Kabokv, Komar, Melamid, F. Messina, CeroliArmanCesarChristo - artigianidecoratori - G. Paolini - se Genova è umida, Torino è anche fredda - R. Long, J. Faville, F. Flavelli, M. Bolognini, P. McCarthy, V. Beecroft - mancata vetrinista e donatrice di sangue - A. Tranquilli, M. Barney, T. Emin, Video Generation, S. Fleury, F. Dufrene, R. Hains, R. Barry, R. Morris, L. Weiner, J. Kosuth, J. Armleder, B. Frize,  D. Huebler, T. Fox, B. Nauman, R. Ryman, W. Vostell, R. Tuttle, J. Dibbets, R. Watts, D. Smith, C. Sheeler, M. Grimaldi, N. Toroni, R. Serra, G. Segal, C. Rama, L. Rabbia, M. Quinn, P. C. Reis, J. Durham, R. Mangold, A. Maillol, P. Lanyon, M. Louis, L. Kossof, E. Kelly, J. Pollock - escluso il primo dripping sobrio, per sapere il debito con Hofmann - F.Stella, K. Noland, B. Dimitrijevic’, C. Boltanski, J. M. Basquiat, E. Hesse, T. Grand, B. Flanagan, C. Rutault, N. Toroni, L. Weiner, G. O’Keeffe, E. Pettoruti, D. Bomberg,  T. Rehberger, M. Broodthaers, D. Buren - chi gli ordina i tessuti? - S. Davis, R. Deacon, R. Diebenkorn, G. Wood, A. Wallis, E. Wadsworth, A. Dove, R. Estes, M. Cascella, P. Chan, R. Guttuso - poco libero per favorire la libertà artistica - D. Flavin - escluso il primo neon colorato se suo - Gilbert & George - fritti e rifritti - Cy Twombly, J. B. Yeats, R. Gligorov,, P. Guston, C. Hassam, T. Bires, Kicco, Lemeh 42, C. Leperino, V. Vasarely - industria dei test - C. Modica, C. Pirito, J. Vasiljev, V. Berruti, F. Botero - troppo palese il modello - F. Viale, C. Gobbi e compagni, J. Durham, L. Hersberger, H. Rekula, K. Ataman, S. Schama, L. Trevisani, A. Kapoor, J. Bock, P. Galante, E. Veruna, Desiderio, M. Brannon, body art - il suicidio dell’artista mancato - M. Schinwald, Kommando G. di B., C. Viel, tutti quelli del Fluxus meno 2, tutti meno 3 dell’arte verbovisuale, TaIR, A. Butzer, L. Trevisani, J. De Beijer, A. Kelm, J. Bock, K. Jeong, T. Saraceno, D. Maljkovic, J. St. Werner, J. Kounellis, P. Manzoni – “Manzun... te se un busard... ancora un giovane discendente di Duchamp…Tu sei ignorante… spericolato ma calcolatore.” E. Villa, 1960 - S. Blocher, A. Messager, T. Oursler, Takis, J.P. Raynaud, I. Knoebel, M. Moschetti, C. Wool, S. Lockhart, M. Schinwald, T. Rehberger, O. N. Dago, P. Koss, B.Viola, R. Signor, X. Veilhan, G. Barbier, D. Vermeiren, M. Verjux, W. Thiebaud, C. Still, L. Spilliaert, P. Golia, M. Rotella - già fatto, già visto da Hains e de La Villeglé - L. Fontana - escluso i primissimi tagli - P. Rist, M. Gastini, J. Beuys - etno-antropologo, non artista - la pop art statunitense - industrializzazione di una inesistente cultura - tutti gli iperrealisti tranne 1, installazioni e performance - quando l’arte si fa giornalismo - D. Hirst - la ripetizione del gesto duchampiano - A. Wharol - un emigrato polacco che ha compreso che cosa valeva per la società statunitense: essere un businessman (1), i tedeschi, gli inglesi, gli americani, quelli di newyork e losangeles, gli italiani, quelli che copiano gli occidentali  che fanno i tedeschi, gli inglesi, gli americani, quelli di newyork e losangeles, quelli che copiano gli occidentali... 

 

 

 

I grandi artisti progenitori della modernità e del postmoderno (ossia la spazzatura con la sua propensione per l’inusitato, lo stupefacente senza legami storici e con il territorio, e siamo d’accordo con le ultime idee espresse da Gregotti) tutti Prometei, tutti devoti alla unitàtrinità artistica, senza la presenza ora di Apollo, ora di Dioniso.

 

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(1) Cfr. Michael Pye in Il gergo inquieto. Inespressionismo americano, Bonini, Genova, 1981

     

Kandindky - apertura non voluta agli imbroglioni? alla povertà ideativa?    

Martinetti   - e se velocità diventa poi frettolosità?

Gorky – una contraddizione interiore non risolta può sfociare in un’intenzione poetica. Per poco.

Mirò - giocare sempre con i propri demoni è economico all’arte? 

De Kooning - i massimi arbitri portano al caos? e con misura e ordine mentale?

Mondrian - e arrivati al quadrato? Bisogna ricominciare come dice Duchamp?

Klee - il solo rigore può portare alla noia e alla ripetitività? O alla mistica contemplazione?

Picasso - il genio conduce al manierismo di se stessi?

Magritte - il talento nasconde dentro la perfezione costruttiva ogni sentimento.

 

Le Courbusier Dalì Burri de Stael Rothko Marino Licini  Sant’Elia Melotti Brancusi Giacometti Manzù Bacon Kiefer Hockey Vautier-Klein-Festa Kahn Stirling Botta Auden Berryman Porta Bonnefoy Ungaretti Rosselli Villa Bene Messiaen Stockhausen sono i nomi che annunciano l’arte del DND. Con altri nomi, creatori la cui opera è inattuale, non un divertissement o una provocazione per i mass media di creativi che sporcano l’arte/la poesia con effimeri trastulli.

 

 

 

 

 

Autocitazione: vedi anche: E. Bonessio di Terzet Il problema dell’arte, Milano, 2003. (libro veduto, forse letto, se letto certo capito dagli studenti del Corso di Estetica, da qualche amico, adesso a prender polvere in alcune biblioteche sparse nel mondo)  

 

 

 

 

EUROPA E OCCIDENTE. NOVITA’ E TRADIZIONE

 

La cultura statunitense (Occidente) ha il problema di separare l’economia e la finanza dalle attività artisticopoetiche, di non considerare qualsiasi opera d’arte un prodotto di consumo, una proprietà esclusiva per la riproduzione del soldo. Gli uomini di cultura occidentali devono cercare e trovare un punto di riferimento all’interno della cultura che vivono (tradizione), senza ripetere l’errore fatale dell’Europa: essere impositori impostori.

Per l’Europa il problema è quello di ritrovarsi come identità culturale, non perdersi tra banche e regolamenti, pagare le cambiali dovute, esigere lo spettante, dimenticarsi del resto esportandolo come souvenir turistico. Rinnovarsi.

Basta con gli angioletti e con gli acquari, con i disneyland e i cassettoni dorati, con le palme talmente scure che non sai se sono volute o solo sporche, basta con la pattumaglia di stupidaggini da controriforma in poi, le scemenze prodotte dalla sociologia, dal neoempirismo, dal neopositivismo analitico, dagli ultimi tenaci assertori illuministi, dal percettivismo anatomopsicologico a cui acriticamente si sono ricondotti pittori e poeti e da cui Duchamp metteva in guardia.

L’artepoesia è ancora per pochi perché tanti dicono “tientela e mettila da parte” siccome dice di segniparole sospese tra il concreto e l’astratto, è un modo serio di vita allegra e responsabile, non un divertimento. Per chi si vuol svagare ci sono tante tv tanti balli tanto sport tanto cinema e fotografia, succubi della sociologia giornalistica.

L’artepoesia sono una forma alta di lotta con se stessi, attività impegnante ogni giorno che prevede tirocini duri, concretezza e solidità di volontà e costanza con nuove regole per ritrovare la regola nuova e originale.

L’Occidente (Stati Uniti) si attiene ad una costante provocatoria di presenze artistiche del presente, per una identificazione umana e collettiva che coincide con un destino individuale e collettivo. Dalle risposte dell'artepoesia l’Occidente attende che scaturisca qualcosa di individualmente forte, di misterica testimonianza, un' attestazione come scrive Villa nel 1978, al contrario dell’Europa che si accontenta di rievocazione del passato, si lusinga sul fu e non apre ai dibattiti proposti dagli autori del presente, perché in Europa rotto è il legame tra persona e comunità. 

 

 

 

 

 

Se siete nel presente, siete nell’infinito.

Prajnanapada

 

 

Lo specialista è colui che non fa mai piccoli sbagli mentre avanza verso un grande errore.

McLuhan

 

 

 

E’ difficile credere a chi non si capisce.

Lao zi

 

 

Ogni opera d’arte/di poesia è una preghiera che esce dai raggi del sole che abbiamo dentro e che risplende sempre di più mentre operiamo.

Matisse/EBT

 

 

 

La bellezza è una promessa di felicità mantenuta.

Toupet

 

 

 

Un individuo è un’entità separata senza relazione. Una persona è un individuo in relazione.

Prajnanapada

 

 

 

 

 

 

SULL'ARTEPOESIA / SULL'ARTISTAPOETA

 

Il poeta compie un’attività, non un lavoro, con l’impegno di adeguarsi al proprio talento (oggi si potrebbe dire dna) con le debite conseguenze storiche e non, senza imposizioni, in sana libertà, così trasformando natura in cultura e cultura in sapienza, creando dalla vita sapienziale uno stile di vita: questo il compito del dopoNietzscheDuchamp.

Poesia è il mezzo, in sé autonomo e, nel versante storico, anche finalistico per costituire un segno

(segnare-stilare) che testimonia del progredire verso la Verità attraverso la Bellezza. Chi scrive arte/poesia sa che il segno/la lingua/la parola è più durevole dell’uomo, più capace di mutazione.

Poeta ci si elegge e ci si consacra (da qui il principio di responsabilità) quando si è sentito e accolto il segno interno che quella era la vocazione e quando si sono sentiti e visti i collegamenti radicali e profondi tra i reali del mondo, della loro naturale religiosità e sacertà nonostante ogni contraddizione, nonostante che altri lottano contro lo statuto del creato. Così i materialisti (atei religiosi legati alla contingenza) pensano che tutto si risolva nella storia : i nipotini di Hegel dimentichi di Nietzsche.

 

Compito primario del poeta (e non solo di lui) è porre bombe nella testa e nel cuore dell’uomo perché l’esplosione sia opera che frantuma le concrezioni della mente.

 

Con buona pace di Steiner, il poeta non è chi ama Babele, ma chi sa che essa è un accidente storico conseguente all’hybris e tenta la ricomposizione dal linguaggio, inventando una lingua, quella lingua di poesia che permette poiesis. Babele è solo confusione voluta che serve a chi presume di aver inventato dio e quindi di poter spadroneggiare sugli altri, create leggi e regole alla bisogna. La teoria di Steiner rientra in quella devianza estetico-teologica critica da Nietzsche: l’uomo si costruisce un prontuario divino a sua immagine e somiglianza per meglio supportare (e sopportare)

l’autodichiarazione di unica realtà. La molteplicità delle lingue poetiche non porta a confusione se presente è il riconoscimento che ogni proposta è retta se retta è la responsabilità di coscienza di chi la sottopone, e la rettitudine “si sente”.

Nella diversità la similitudine.

[L’uguaglianza appartiene al piano dei diritti storico-civili]

L’uomo si svolge libero e sovrano se fedele al suo essere, se nell’operare tenta il grande disegno affermando il proprio disegno, cocciuto ed umile. Avviene così il passaggio dalla tragicità alla drammaticità della vita/della poesia/dell’arte. La tragedia si scioglie e si spegne nella condizione drammatica del “che cosa fare” della libertà (non il libero arbitrio) rispetto la consapevolezza di esistere in possibile relazione anche con il permanente e non soltanto in possibile relazione solo con il temporaneo.

Libertà e responsabilità della decisione.

L’uomo è l’albero del mondo, i piedi sulla terra, la testa nel cielo, non può rompersi, non desidera scindersi, deve trattenere i due poli e lo può con l’orientamento.

Se si orienta l’Albero diventa Boogie-Woogie.

Al contrario quando l’uomo si crede autosufficiente, sospende qualsiasi ricerca, non guarda più dentro e fuori di sé, si sente “già”orientato, non si sforza di comprendere e di adeguarsi: perde la prospettiva, vagola per la terra alla rincorsa di un orizzonte che non raggiungerà mai. Guarda ma non vede, è rallentato nella mente nel corpo nello spirito, rimane indietro a se stesso, è fuori da ogni spaziotempo e non riesce a relazionare il presente/passato con il presente/presente, non collega le parti con il tutto, non capisce i rapporti tra finito ed infinito e non sa progettare il presente/futuro.

 

 

 

Nessuna memoria, nessuna fantasia creatrice.

Sarà nella scespiriana tempesta e si perderà nella dantesca selva, non più sacro il bosco, ma solo

intrigo di sentieri interrotti per lui che vivrà solo d’interruzioni, di blocchi, di sbarramenti, di impossibilità: non avrà più fiducia in se stesso e nell’altro e si perderà massimamente retrocedendo nell’orgoglio.

 

Ogni uomo nasce potenziale poeta, possibile creatore di qualche cosa che prima non era e che adesso esiste: nessun uomo nasce modesto. (Christie)

 

Il movimento umano (non animale) è retto dalla tensione di trasformarsi da uomo per la poesia a essere per la poesia e in questo desiderio si colloca la costituzione dell’uomo che sente in modo coscientemente confuso che prima dell’Inizio (nel presente/infinito dell’Origine) era tutt’uno con l’essere. Era se non dio, divino. Disgiuntosi da questo, scisso, vive in modo parziale ed è proprio da questo sentire che inizia il percorso di ogni uomo che voglia essere tale e migliorarsi, nettamente sapendo l’uomo, come il poeta, che nel transitare questa nostra dimensione terracquea non recupererà più la creatività ex nihilo e che potrà solo essere creatore ex aliqua re: questo lo stare al mondo. Al come un di fronte a che ogni uomo deve o subire o sfidare. Accettazione o ribellione. 

Il poeta accetta e si ribella, si ribella e accetta in un bilanciamento mai perfetto; da qui gioia e nostalgia, serenità e ansia, costante rimanendo il sostrato di inquietudine per la spinta verso l’essere. Egli sa la propria potenza e la propria impotenza, sa che potrà qualche cosa solo alleandosi al percorso svoltosi già nell’Origine da cui l’Inizio si dipana come testo che esprime l’asse di armonia sul quale l’uomo è organizzato, in accordo con l’universocosmo. (Le Courbusier) Tiene il testo lontano da ogni personalismo, vi pone il proprio marchio sapendo che “ridice ciò che da sempre è stato detto”, sapendo anche che la sua opera non è né ripetitiva né inutile, sapendo la solitudine della salvezza e della perdita. Il poeta sa che non deve “fare poesia”, ma “essere poesia” per sciogliere le contraddizioni e pervenire a quella sapienza che coglierà prima della cecità completa ovvero del vedere diverso.

Il percorso è il progetto per la Luce. Da sempre il medesimo, mutando i modi, da sempre medesima la forma, mutando le forme.

Quando ogni uomo si sarà trasformato in essere per la poesia (la Luce) sarà compiuto il compito del poeta e della poesia e la creazione sarà completata.

Il poeta è la penna dell’essere per condurre l’uomo nel Luogo della Luce ove tutto è risolto secondo

Giustezza, ove ogni dignità di coscienza è riconosciuta oltre ogni ultima malizia, oltre ogni ultimo tentativo di errore e di noia.

La ricerca dell’essere è lo statuto ontologico dell’uomo, la sua zona libera, il suo campo liberatorio. Poesia affonda nella terra della libertà, trova in essa le proprie radicalità, le ragioni di senso e di significato, trova quelle sostanziali meraviglie, oltre ogni “strato roccioso”, che poi il poeta trasforma in figure: la poetica della figura contro l’immagine e l’immaginazione.

 

Libertà comporta l’etica della scrittura.

 

I reali del mondo sono da sempre come sono, non le occasioni e i problemi che devono essere attraversati e rivoltati dall’ars poetica, ostacoli e problemi da rimuovere per continuare il viaggio dove di continuo si sente la domanda: che cosa dice (serve) poesia?

Essa dice il cosmo che rivela, che ha dischiuso. La rivelazione poetica.

Nell’Inizio il mondo è oscuro ed occultato e il poeta deve separare la luce dall’oscurità e tende a formare un organismo iniziale che è frammento unitario, un nucleo limitato di permanente attorniato dagli atomi del contingente che non devono deviare la rotta come sirene odisseiche. E se ciò non avvenisse l’umanità sarebbe nel nero dell’abisso, l’uomo vivrebbe di illusioni, di inutilità, nel disordine continuo e nella impossibilità di relazioni, senza poter fondare possibilità di ulteriore  originale vita, di ulteriori figure che sono espressione e transito di idee.

“ Non appena l’uomo si vale del linguaggio (della lingua) per stabilire una relazione vivente con se stesso e/o con i suoi simili, il linguaggio (la lingua) non è più uno strumento, un mezzo, ma è una manifestazione, una rivelazione dell’essere.” (Goldstein)

La figura deve essere transitata, altrimenti si esaurisce. E la figura si può far transitare non per metafore, ma attraverso una lingua parabolica, attraverso la parabola che è responsabilità e responsabilizzazione alla libertà di chi l’incontra.

Dal linguaggio alla lingua che è la scelta autonoma decisiva originale della persona per la composizione dei segni e per architettare figure in una processualità che nega la dialettica hegeliana che elimina i due poli della relazione in un funzione di un terzo astratto, indice di orgoglio di potenza. Hegel esprime una teoria dell’evoluzione dove l’aggressività la forza la malizia concorrono alla costituzione del terzo dato. Dialettica dello scontro, della lotta esteriore, della sopraffazione (guerra), del quantitativo che vorrebbe trasformarsi in qualità, ma che mai lo potrà. Non c’è etica in questa dialettica ma logica della necessità, viene eliminata la libertà ed instaurata la logica del più forte che dal singolo individuo passa ad una complessità societaria, statuale, in questo degno prosecutore di Cartesio.

La razionalizzazione del mito, una regressione rispetto Anassimandro.

Diverso atteggiamento quello di Wittgenstein, che appena accenniamo, più vicino al dopoNietzscheDuchamp: ”lo scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri, la filosofia non è una dottrina, bensì un’attività.” (prop. 4.112)

Da Stonehenge a Uxmal, da Angkor a Chartres gli uomini hanno cercato di conoscere di sapere di capire il loro posto tra terra e cielo nell’universocosmo e la poesia/l’arte è servita all’intelligenza di inventare espressioni che manifestassero questa inquietudine e il tentativo di appagamento in un oltre nella risoluzione del polemos centrale, della contraddizione fondamentale. Inutilmente perché non sappiamo né mai sapremo il perché. C’è del  mistero. Così, senso di smembramento ed ansia dimorano sulla Terra e forse in questa tremenda posizione riposano la benedizione e la salvezza di coloro che hanno accettato ed accettano questa condizione significando, ossessivamente quasi, testi poetici nella sintesi tra interno ed esterno (Nietzsche), il primo dato riferito al senso, il secondo legato al significato: sintesi confermata dalle Mele di Cézanne, dalle Bagnanti di Picasso, dalle Figure di Matisse, dalle Giraffe di Dalì, dalle Bottiglie di de Stael, dai Sacchi di Burri, dalle Amalasunte di Licini, dai Tagli di Leoncillo, le Orme di Serse, i Labirinti di Castiglia, gli Omoni di Cingolani., gli Alfabeti di Landucci, le Gabbie di Bacon, i Fili di Melotti, i Grumi di Kiefer, le Strisce di Bartolini, gli Angeli della Cerveglieri.

 

 

 

 

 

Il DND è il superamento delle avanguardie storiche, medesimo atto di Apollinaire con maggiore durezza (N.), con più ironia (D.), è il superamento della modernità e postmodernità, del pensiero aggettivato alla Vattimo e alla Severino, degli scritti tecnicosociologici di Eco dopo Opera aperta, ’62 e Apocalittici e integrati, ’64.

E’ il rientro nella contemporaneità dei tempi nuovi.

Dopo il 1936/45 la poesia/l’arte inizia la sua fase socioanalitica, già presente in Guernica, diventando sempre più descrizione fotografica del mondo a cui dichiara di appartenere, appagandosi di impressioni oculistiche pur di soddisfare i “capi” dell’industria scritturale e artistica, venuta  a mancare una controparte colta appassionata intelligentemente critica e creativa.

Il senso analitico ci porta al piacere  della Gioconda con o senza baffi, ci porta attorno ai perimetri tecnici dell’opera-oggetto, ci intrufola tra costruzioni di immagini e colori, ma fa rimanere lo spettatore un individuo alla finestra, un guardone da ingannare, un individuo che sta sulla superficie  e tutto dentro la sensibilità: il senso, al massimo, ci da il valore storico dell’opera d’arte e ci consegna la trama dei segni.

Rimaniamo all’esterno dell’opera d’arte. Non sappiamo che cosa nasconde.

L’intelligenza ci conduce all’interno di essa, ci trasforma da lettori ad ascoltatori, permette all’uomo di raggiungere e penetrare il significato che essa ha, che la fa essere sola e diversa da ogni altra opera espressa e realizzata nel passo dei tempi. E’ la caratteristica di esclusività che l’opera assume dal significato, anche impreciso, che il poeta ha saputo infiltravi, anche non consapevolmente. Il significato è l’invisibilità materiale e sensoriale, l’impossibile a cui tende il poeta che tramite la periferica sensibile dell’opera desidera sciogliere i nodi della realtà e trovarsi nel mondo reale ove un significato è specchio fedele, ma rovesciato, del Significato.

Il poeta crea l’opera impastando materia e immaterialità, bene coniugandoli, manipolandoli con destrezza e talento perché escano simmetria armonia giustezza tra i componenti che andranno a vivere in autonomia, irriconoscenti del creatore.

 

Poeta è ermafrodito.

 

Il poeta vive un movimento drammatico per passare da una immagine sensibile ad una figura non sensibile ovvero una inventata intuizione (invenio)che deve organizzare e rendere organica. Tutto questo moto accade formulando regole e criteri che si è dato, eletti tra quella foresta di segni simbolici che rinasce e rinfoltisce ad ogni stagione, segni raccolti per riscattarli dallo stato di natura e portarli allo stato di cultura, senza provocare interruzione di percorso, solo soste per ricapitolare il raccolto e prepararsi al successivo, e modificando il modello opera per opera, quindi le regole e i criteri stessi cercando di far aderire il proprio criterio al Criterio, il proprio disegno al Disegno.

 

L’artistapoeta, sapendo, fa,  poi conosce.

 

Sa che è in gioco la propria vita e la vita, che il possibile si trasformerà in impossibile, che intuizione ed esercizio fanno parte del solo paradosso che vive: crocifiggersi o farsi crocifiggere. Il poeta non vuole inchiodarsi, raccoglie le contraddizioni suo e del mondo ma non vuole crocifiggersi. Ma, la sua vita/la sua opera, sintoniche se autentico poeta, saranno contro gli abusi degli usi e dei costumi della società e quindi costringerà il mondo a ucciderlo, proprio quando lo sta esaltando. Egli sa la testimonianza oltrestorica dell’opera d’arte, la deve al mondo siccome ha detto no al mondo perché lo conosce autoconservativo, quindi violento.

Il poeta può cedere al fenomenico. Se cede  abdica al suo talento e genio, alla sua struttura ontologica  e inizia a raccontarsi menzogne ed alibi per non riconoscersi più uomo per l’essere e inizia allora la ripetizione del modello da lui stesso inventato (le formine da pasticcere di cui Picasso) , inizia ad imitarsi ed imitare modelli altrui e si avvia al manierismo, non sentendo più l’entusiasmo del mutare scadendo nelle trovatine tecniche, le invenzioni senza novità che attirano comunque la massa. Si allontana dall’impossibile e diventa possibile lui stesso, un semplice latore di messaggi senza senso, un mediocre artigiano che produrrà “cose di gusto gradevole, giusto da mettere sopra il divano buono.”

 

L’artepoesia non ha messaggi, dice significati.

 

Il poeta accetta questa grande sfida che non vuole perdere, preferendo piuttosto di non più dire secondo la tradizione illuminata di Rimbaud Corbière Salinger.

 

 

 

 

 


 

Senza regola, niente artepoesia

Per essere, artepoesia uccide le regole

 




 

DICHIARAZIONE

 

Nietzsche non è un nichilista. Combatte il nichilismo e ne delinea una storia con alcune precisazioni per non assecondarlo e cadervi. Smaschera coloro che amano quelle istituzioni che negano la libertà e la “fortezza” dell’uomo, accusa i falsificatori di dio, denunzia coloro che impongono leggi artistiche morali sociopolitiche finanziare per sopraffare gli altri partendo dalla falsificazione delle idee e dei concetti naturali all’uomo, proprio per far dimenticare che quel che conta è l’uomo, la sua persona, la sua individualità in relazione con se stesso, con gli altri, con l’Eterno. Questo smaschera Nietzsche, a partire dalla denuncia delle ipocrite falsità dette sulla grecità, tragica civiltà senza speranza che s’inventa una teoria culturale per riempire il vuoto che la minava dall’interno. Così i Romani, più rozzi, che accettavano tutto e tutti purché il loro sistema reggesse. Nietzsche sa che il Cristianesimo, ribaltando ogni etica e morale, ogni atto e attività della vita e ponendo l’attenzione sull’uomo come il centro sostanziale e vitale all’interno suo dove sta la Coscienza, ha mandato all’aria schemi e formule storicizzate e “sacralizzate” per un tornaconto.

Nietzsche lo sa tanto che scrive di Gesù: “E’ l’opposto del guerriero, non è in rivolta contro l’ordine e le parole dette al ladrone significano che il giusto sta nel non difendersi, non trovare gli altri responsabili, sta invece nel compatire, nel soffrire, nel perdonare, pregare: la pace dell’anima, la sola cosa necessaria - allora sei in paradiso.”

Nietzsche lo sa tanto che scrive dell’artepoesia: “Non si supera la propria passione rappresentandola; piuttosto, la si è superata, quando la si rappresenta. L’arte moderna come un’arte del tiranneggiare. - una logica dei lineamenti grossolana; il motivo semplificato sino alla formula - la formula tiranneggia… Dunque logica, massa e brutalità…” (Frammenti postumi, 1887-89)

Nietzsche prosegue il suo intendimento di cambiamento attraverso l’artepoesia che vede come il

solo mezzo per ribaltare lo status quo e riportare tra gli uomini quella bellezza coniugata alla verità.

 

 

Il poeta è l’uomo che opera più similmente a Dio

 

 

Duchamp non è un nichilista. Crede nel pensiero come creativitàcritica, come poesia/arte non banale. Lavora in silenzio, lontano dalla folla e dal mondo se non come campione di scacchi, si pone contro le modalità cristallizzate “ponendogli trappole”, mai con risentimento, allegramente, mai contro la vita e l’arte/la poesia vere, fondamentalmente operando e lasciando alle intelligenze future un trittico, la sua trinità: Il Nudo, Il Vetro, I Dati.

Nel mentre gli compone sta in silenzio, fa dell’altro sul piano pubblico, rientra “al mondo” a tratti per motivi extravaganti e termina il compito di veggente con alcuni “foglietti” che precisano alle generazioni future la via da percorrere.

Il suo oracolo-testamento è: basta con l’arte/la poesia dominata dal solo concetto, basta con le contaminazioni extra-artistiche che offendono e vogliono togliere alla poesia/all’arte la sua autonomia e il terreno d’azione, basta con le masturbazioni intellettuali lasciando campo libero ad un’attività creatrice che sia sintesi di tradizione (il recupero del Rinascimento) e novità originali secondo un modo che noi diciamo del realismo mitico.

 

Il dopoNietzscheDuchamp è una svolta decisiva del pensiero poetico che ci conduce sino ad oggi con Auden con Porta Bonnefoy, con Le Courbusier Botta Gregotti, con de Stael Licini Marino Kiefer Melotti… Il dopoNietzscheDuchamp ci indica, se ce ne fosse stato bisogno, che quando i tempi saranno compiuti non ci saranno più santi e peccatori, giusti e malvagi, intelligenti ed imbecilli, artisti e bottegai, dotti e ignoranti, poveri e ricchi, uomini ed esseri. Tutti capiranno. Tutti vedranno. Tutti saranno creatori. Tutti saranno nella giustezza secondo il grado di riconoscimento e di espressione del loro talento e genio, nella loro contemporaneità, alla ricerca di maggior significato universale (Dorfles), sapendo che l’universocosmo vive ciclicamente ed ogni ciclo si arricchisce e si raffina delle idee e delle opere d’arte precedenti, che ad ogni ciclo l’uomo, carico delle esperienze, deve ricominciare dagli elementi semplici e di base: nella pittura il disegno, nella scrittura la disposizione delle parole, perché l’opera sia organica clinica austera innaturale, non rappresentativa, non verosimile, non imitazione, armonica, inspiegabile, comprensibile: un cosmo diverso e nuovo indicante Bellezza.

 

 Artepoesia e vita sono simultanee.

 

[Devo far presente a me stesso che ha pensato e detto di dover tenere separati vita e opera di ogni artista. Sono in contraddizione se, nel contempo, sostengo che arte e vita sono simultanee. Quindi  mi dico che proprio perché arte e vita sono simultanee, bisogna anche tener conto della vita svolta da un artista per vedere se e quanto adeguata alla sua opera. E viceversa. Verifica che porta alla sottolineatura dell’aspetto etico (non morale) di detta simultaneità. Ciò che ho detto, ho detto. Adesso ridico.]

 

Degli scandali: dall’egoismo di Vautrier all’altruismo di Tano Festa.      

 

Natura e arte non sono in contrasto perché due cose diverse come ben sa l’artista che non fa riferimento alla natura per comporre la sua opera, che deve corrispondere il più possibile alla sua poetica, che non deve soggiacere a niente se non alla ragione artistica, che non deve scoprire niente, ma indicare il significato trovato, opera per opera, per condurre se stesso e gli altri al capire l’intima strutturazione delle cose.

[Sentiamo spesso dire: questo paesaggio (o altro oggetto) è talmente bello che sembra una cartolina! Vuol dire che, anche a livello impressionistico, si sente che la natura in se stessa è neutra perché ancora non consapevole nella scala evolutiva, lontana da ogni possibile bellezza o bruttezza, che non “esiste fin che non viene fatta esistere”, al contrario dell’arte che è un atto diretto – un frammento - dell’autore all’interno di un progetto più organico di senso e significato.] 

Nessuna arte è solo naturale o solo astratta: l’arte è simultaneità di naturalismo e astrazione (di colore e forma come arte e vita). Quest’ultima conduce al significato dell’opera, la prima permette il mantenimento del principio di realtà su cui la fantasia poetica si innesterà. La risultante di questo innesto, come ci ricordano i grandi poeti, deve lasciare questo mondo migliore di quanto non lo si abbia trovato, vera sfida e scommessa dell' artepoesia che è una “scientia esatta” che non ha mai avuto bisogno di dimostrarlo a differenza delle altre scienze che devono convalidare le premesse ipotesi nella verifica dell’esperimento, artepoesia che possono non avere un senso razionale ad ogni costo, malattia, diceva Picasso, della nostra epoca che è così poco pratica eppur ritenendo di esserlo più di ogni altra cosa.

E’ l’intelligenza creativa che conta, quella intelligenza creativa che vede il significato e le relazioni,

quella intelligenza creativa che ci fa riconoscere, oltre ogni spazio e tempo, un’opera bella da una brutta, che ci fa godere di un’opera d’arte e non di un artificio decorativo.

 

 

 

 

Post scriptum finale e doveroso

 

Se tra i molti eroi dell’artepoesia, per esempio Matisse Picasso Dalì fossero passati da New York e avessero comprato il catalogo dei 250 capolavori contemporanei, dal 1980 ad oggi, stampato per conto del MoMA sarebbero scoppiati in una gran risata, correndo al più bel caffè della città per brindare e inneggiare all’attuale stupidità degli “esperti d’arte”, con un secondo brindisi alla propria opera e infine un terzo brindisi per il de profundis di questo mondo ruotante solo sull’accaparramento del soldo ad ogni costo, mancante di ogni sentimento e rispetto per la bellezza, la giustezza, il pensiero, il bel gusto, il  riconoscimento e l’incoraggiamento del talento e del genio altrui. 

 

Genova, 2004/08

 

 

 

 

 

Questo presente degno di loro, non di noi.

 

 

 

 

 

 

PREANNUNZI E ANNUNZI

 

 

de Stael

Licini

Serse

Cerveglieri

Fettolini

Castiglia

 

 

Auden

Cvetaeva

Porta

Spatola

Greppi

Di Spigno

 

 

 

 

 

 

AFORISMI SULL’ARTEPOESIA 

 

 

 

 

Psicologi, state più attenti al vostro linguaggio critico: non confondiamo i simboli con i segni allegorici.

W. H. Auden

 

 

 

 

Se l'artepoesia esiste, è

 

L’artepoesia è mito

 

L’artepoesia è lotta

 

L’artepoesia è settaria

 

L’artepoesia lotta con la tecnica

 

L’artepoesia non teme la scienza. Anzi

 

L’artepoesia è un ritardo dell’ignorare

 

L’artepoesia è conoscere

 

L’artepoesia è sentire

 

L’artepoesia è capire

 

 

 

 

 

 

L’artepoesia è sapienza

 

L’artepoesia è la grande menzogna

 

L’artepoesia è una crisi fisiologica

 

Senza artepoesia, c’è patologia

 

L’artepoesia è critica sovvertente. Sempre

 

L’artepoesia è un maggiordomo trasandato

 

Quando non si esprime, l’artepoesia è immorale

 

L’artepoesia è provinciale quando si siede

 

L’artepoesia non vive di rimbalzi

 

La possibilità dell’artepoesia è l’imperfetto

 

 

 

 

 

 

L’artepoesia distilla tutto. Lentamente

 

Non esiste morte dell’artepoesia. Solo omicidi

 

L’artepoesia odia la stupidità

 

L’artepoesia ama l’intelligenza

 

L’artepoesia è antagonista dell’imbecillità

 

L’artepoesia ri-cerca

 

L’artepoesia non interpreta

 

L’artepoesia non si interpreta

 

L’artepoesia è un trabocchetto

 

L’artepoesia è un aggeggio con un termostato e un termometro

 

 


 

 

 

ApolloDioniso sono simultanei

 

L’artepoesia è demolitrice

 

L’artepoesia è violenta

 

L’artepoesia è spietata

 

L’artepoesia è crudele

 

L’artepoesia è un suicidio. Lentissimo

 

L’artepoesia consuma. Tutto

 

L’artepoesia è un mito duro a morire

 

L’artepoesia è una ubriacatura

 

L’artepoesia non va alla moda. Ma s’imbelletta

 

 

 

 


L’artepoesia è la disperazione dell’uomo

 

L’artepoesia è una magia. Senza maghi

 

L’artepoesia è un gioco terribilis

 

L’artepoesia è un salvadanaio. Bucato

 

L’artepoesia non è un digestivo

 

L’artepoesia non è un ansiolitico

 

L’artepoesia non è un aspirapolvere

 

L’artepoesia è un battitappeto

 

L’artepoesia è un rubinetto che spande. Sempre

 

L’artepoesia non ha niente a che fare con burocrati e bottegai

 

 

 

 

 

 

L’artepoesia è una profezia. Senza profeti

 

L’artepoesia anticipa la storia

 

L’artepoesia è la differenza

 

L’artepoesia è ordine

 

L’artepoesia odia il caos

 

L’artepoesia si oppone alla morale corrente

 

L’artepoesia non ama la storiografia

 

La storia dell’arte non ha niente a che fare con l’artepoesia

 

L’artepoesia è la necessità di non morire

 

L’artepoesia è strategica

 

 

 

 

 

 

L’artepoesia non si accontenta delle tattiche

 

L’artepoesia non è diplomazia

 

L’artepoesia è arte dell’idee

 

Pochissimi i narratori tra troppi romanzieri. Inutili

 

Le schegge se non sono rottami, si organizzano in Frammenti

 

Frammento è Figura

 

Arte e poesia si sono impantanate nel significante

 

Figura si oppone a immagine

 

L’immagine può essere allegorica. Al massimo 

 

Figura è simbolo. Se tale

 

 

 

 

 

 

L’artepoesia realista non è mai esistita

 

L’artepoesia è sempre stata e sempre sarà astrattoconcreta

 

L’opera d’artepoesia, uscita dal laboratorio, è al ludibrio delle genti

 

L’opera d’artepoesia non è del mondo

 

La povertà lessicale conduce all’autoritarismo

 

Chi si ferma al linguaggio, perde la lingua

 

La tecnica è gentile perché subdola. L’artepoesia no

 

Le esplosioni allontanano i voli maestosi

 

La maestà è nell’ordito del desiderio

 

 

 

 

 

 

Attenzione e impazienza

 

Noi possiamo l’Inizio, non l’Origine

 

Il chiaroscuro è arroganza verso l’eternità

 

Se lo spasmo non si apre ad opera d’artepoesia, è mortale

 

Stringere il senso per allargarsi al significato

 

L’artepoesia è Immobilità

 

Fissità è morte

 

L’arroganza del gridato artistico e poetico

 

Senza pigrizia niente artepoesia

 

La pigrizia è a guardia dell’intelligenza

 

 

 

 

 

 

Senza il sentire artisticopoetico non c’è visione 

 

L’indecenza di non avere il senso del limite

 

Senza un poco di indecenza non si è decenti

 

L’artepoesia è mutazione

 

Il trauma è una possibilità dell’artepoesia

 

Se si è indifferenti ad un trauma, nessuna presenza

 

Riprendere la via ascendente che ha tracciato il dispettoso Duchamp

 

Recuperare l’oralità perché la scrittura si rinnovi

 

Oralità come oracolarità

 

La cultura orale non ha niente a che fare con la filosofia della chiacchiera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo artistipoeti che sono quello che fanno e danno. Niente classificazioni

 

L’artepoesia è sempre e solo drammatica

 

Se l’artepoesia si ferma alla tragedia non è risolta

 

Niente di meno artisticopoetico dell’aggettivo

 

Mito è significato

 

Trovato il significato, si ricomincia per le sue varianti

 

L’interpretazione attiene alle varianti del significato

 

Picasso ha trasformato il manierismo in classicismo

 

Duchamp ha ucciso i sensi per favorire l'artepoesia

 

L’elaborazione non è sufficiente all’artepoesia

 

 

 

 

 

Neppure la trasformazione

 

L’artepoesia è trasfigurazione

 

DopoNietzscheDuchamp l’artepoesia deve ancora venire

 

Se un’opera vibra, è opera d’artepoesia

 

In artepoesia tutto è concesso tranne il misterioso

 

Mistericamente avviene artepoesia

 

 

 


 

 

Non confondere l’opera con l’autore.

Gli artistipoeti amano la luce.

La critica non esiste. Esiste il senso creativocritico.

 

 

Artepoesia si fa a dispetto di tutto, non del Tutto.

Opera non è operazione.

Artepoesia è utile.

 

 

La luce non abbaglia.

Date tutte le risposte, artepoesia cambia le domande.

Per l'artipoeta la domanda rimane la medesima.

 

 

Domanda non è mai senza risposta.

Artepoesia non ama l’autobiografia.

Artepoesia chiede il grande gesto singolare.

 

 

 

 

 

 

Artepoesia è voce di coro. 

Il significato si nasconde nel modo dell’opera.

Artistapoeta fallisce, artepoesia no.

 

 

Parola è solo segno?

L’opera d’artepoesia non comunica, trasferisce significati.

La luce illumina il baratro dell'artistapoeta.

 

 

Il destino dell’uomo, sua gloria e dannazione, è la ricreazione della bellezza.

Hegel è un brothoi.

Hegel non ha capito l'artepoesia.

 

 

Paura e noia sono nemici dell'artepoesia, al contrario del digiuno.

Oggetto artistico. Una falsificazione.

Quando si perde il simbolo, nasce metafora.

 

 

 

 

 

 

Metafora: il grande inganno.

La verità non si interpreta. Piuttosto infischiarsene.

Stiamo lasciando il tempo della povertà per quello della miseria?

 

 

Che sarà di noi se non avremo un pensiero pietoso?

Pensare è domandare pietoso.

Le lusinghe fascinose dell’ombra.

 

 

La realtà alla sociologia, il reale all'artepoesia.

Lutero codifica la relatività della verità.

L’uomo recita, l'artistapoeta no.

 

 

Artistapoeta inventa per creare.

Creare è trovare?

Artepoesia è riconoscimento di relazione.

 

 

 

 

 

 

 

Tra il 1945 e il 1964 una moria di pittori. Tra il 1945 e il 1968 di poeti.

Poeticità e giustezza di un atto.

La giustezza sa misurare il negativo e il positivo.

 

 

Artepoesia è amata quando dà significato alla vita.

Aristotele ha codificato l’arte totalitaria.

Artepoesia non è un diritto, è un dovere.

 

Artepoesia difende dai tumori dell’io.

Artepoesia non ama Cartesio.

L’accidente è la tecnica. Talora incidente.

 

 

La parola non ha referente.

Artepoesia non s’avvale del libero arbitrio.

L’indicazione ultima di Duchamp.

 

 

 


 

 

Oggetto d’arte non è opera d’artepoesia.

Opera d’artepoesia è relazione riuscita.

Artepoesia è fine e mezzo.

 

 

Conoscere è insufficiente.

Sapere è credere.

Artepoesia narra del reale.

 

 

Matisse è uno, Picasso due.

Picasso è uno, Pollock due.

Dalì de Stael Melotti sono uno.

 

 

Duchamp è parimpari,    

Tempo e spazio sono categorie inventate.

Lo spaziotempo esiste e si sente.

 

 


 

 

Una lingua adeguata al tempo e ai costumi salva il linguaggio e il vivere civico.

Un linguaggio si tiene alla storia, una lingua all'artepoesia.

Artistapoeta è uomo di san(t)ità.

 

 

Bruce Spreesting ha ridato valore alla persona. Dopo Beetles e Rolling Stones.

Gli uomini hanno corretto dio. Rimane l’Eterno.

Bellezza è inattingibile, non incomprensibile.

 

 

Dal pitturare le facciate delle città, riprende vitalità e vita pittura.

Europa necessita di innovazione, Occidente di tradizione.

Poca arte e poca poesia usano il concime.

 

 

La misura tra “il che cosa “ e “il come “ indica artepoesia.

Tra oscurità e chiarezza la misura della artepoesia.

Architettura senza pittura e scultura è incompleta. E viceversa.

 

 

Alla domanda che cosa è la cultura Camus rispose: la bontà. 

 

 

 

 

 

L’Origine è parimpari, L’Inizio uno.

 

 


 

 

 

 

Riprendo rivedo correggo, aggiungo  nuovi aforismi a quelli scritti tra il 1968 e il 1978, pubblicati nel 1979 sulla rivista di filosofia Filosofia Oggi, quindi pubblicati in volume, nel 1997, da Campanotto. Ringrazio direttore ed editore.

 

 

 

 

Pittura e Poesia sono simultanee. Artepoesia.

 

 

Il pudore è il grande segreto dell'artistapoeta.

 

 

Non essere ridicoli rispetto a quel che facciamo.

 

 

Siamo quel che facciamo. Più bene facciamo, più siamo.

 

 

L'artepoesia è sempre primaverile.

 

 

L'artepoesia rinnova l'iniziale stupore.

 

 

Il grande pensiero si è sempre espresso per Figure.

 

 

Le cose sono prima della parola, ma senza la parola le cose non sono.

 

 

L'opera d'artepoesia è quella sintesi di concreto e astratto che le conferisce simbolicità. Quando manca una di queste condizioni, c'è squilibrio. Così la musica necessita di concretezza che sarà data dalla sensorialità del fruitore; il cinematografo di astrazione che sarà conferita dalla ragione.

 

 

C'è sempre un'alternativa migliore.

 

 

 

 

 

 

 

Bisogna rivedere le teorie gnoseologiche alla luce delle scoperte neurobiologiche.

 

 

Fronte del Porto. Il film più aderente al messaggio cristiano per i diritti naturali di tutti gli uomini. Simboli e metonimie sono rese lievi, appena percettibili dalla fotografia lenta, niente pare studiato ma che l'idea di fondo spinga e tiri il film verso la sua naturalenecessaria conclusione. La sconfittavittoria di Terry progressivamente si delinea tra le aperture del bianco e i terribili neri, i primissimi piani, i piani americani, le grate delle gabbie, le punte delle cancellate, la sfilata delle punte, la sigaretta storta del sacerdote, la sua sfuriataomelia , la camminataprocessione di Terry che è riscatto della propria e altrui umanità e del coraggio consapevole. Così un uomo di cultura greca, nato ad Istanbul, narra nella cinematografia industriale i problemi le difficoltà i drammi le tragedie le speranze non solo di un'epoca, ma quelli costanti per l'uomo. La trama sparisce velata coperta divorata com'è dai dialoghi, dalla fotografia oltre ogni spaziotempo.

 

 

Extreme measures. Lotta tra il modo sbagliato e il modo corretto di fare la ricerca e la clinica medica. Il medico inglese vince su quello statunitense (il metodo sbagliato) la cui moglie gli affida le ricerche neurologiche che poi anni dopo sarebbero state le cellule staminali. Responsabilità e libertà. Mondo Europeo e Mondo Occidentale. Il medico inglese conosce le regole etiche e le segue il più possibile, il secondo le nega per un utopistico onnipotente ossessivo paradiso terrestre.

 

 

Wittengstein è l’organizzatore del nientismo.

 

 

Novalis. Non la personalizzazione con Gott, ma Goettlich = Divinità. Un teista che non pensa al deus ut esse.

 

 

L'artepoesia dice la visione di un’idea altra. Oltre il senso comune.

 

 

eidos che Platone splendidamente intuisce e mai dice che cosa sia - idea traduciamo noi - deriva dal sanscrito nell’accezione di luce, splendore, dio.

 

 

La filo–sofia e quindi la sua storicizzazione in filosofia non è, come vorrebbe Rorty, letteratura.

E’ narrazione di ciò che si sente e si esperisce come permanenza evidente. Platone Nietzsche Vico de Chardin testimoniano.

 

 

Filosofare è porre problemi e le varianti delle possibili risposte, senza rinunciare alla propria.

 

 

Alcune parole, dopo Nietzsche, non hanno più carica semantica se non in ambito accademico - cioè ripetitivo e imitativo - : soggettivo, categoria, oggettivo ... Bisogna indagare le relazioni tra Nietzsche e de Chardin.

 

 

Poeti e filo-sofi sono stati separati per prepotenza culturale. La sola distinzione possibile è tra individualità creativa e individualità imitativa.

 

 

L’Eterno non si dimentica di nessun vivente, altrimenti sarebbe un banale autocrate.

 

 

Più è antico, più è futuro il presente.

 

 

Cerco di mettere un poco di divino (Goettlich) nella poesia che vado facendo.

 

 

Mambor o il tentativo di essere piacevolmente moderno. La paura del passato. Come Pozzati. La provincialità cialtrona e falsificatrice.

 

 

Il baritono non ha ancora raggiunto il tenore scappato con il soprano?

 

 

Abbasso monetrenoir & company Abbasso wharol & company Abbasso martinetti & company

Abbasso le fiere d’arte Abbasso i fotografi patinati Abbasso la modernità che falsifica il passo per soldo.

 

 

Van Gogh e gli Impressionisti sono orami merce da ipermercato. Dispiace, ma ad alcuni di loro ben gli sta!

 

 

Armani e Truffaut sanno che la moda e il cinema non sono artepoesia.

 

Se tutto è scienza, la scienza non c’è più. Se tutto è artepoesia, l’artepoesia non c’è più. Il nichilismo, tra tante inascoltate intelligenze, sta trionfando senza pudore sino alla ribellione igienica che lo travolgerà, facendolo rientrare nel suo luogo naturale: il cesso.

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Cattelan: il truffatore diversamente abile.

 

 

Melotti, Quartetto, 1972. Meglio di Tinguely.

 

 

Melotti, La Maddalena, 1977. Anticipa l’arte povera. E in che modo!

 

 

Nel 1953 Fontana fece Attese. Qualche altro taglio, poi doveva fermarsi o tacere.

 

 

Campigli anticipa nel 1928 Léger con I Costruttori. Poi lascia il socialpolitico.

 

 

Carrà anticipa Dubuffet, nel 1915-16, con Il fanciullo prodigio e I Romantici.

 

 

La vita è breve per chi non sa riempirla.

 

L’Europa non ha ancora capito niente del suo ruolo geopolitico.

 

 

Alla fine ciò che differenzia un film da un’opera d’artepoesia è la trama. Germi non amava parlare della trama dei film. Truffaut sosteneva che i film non erano “poesia” perché avevano una trama.

 

 

Artepoesia non ha trama.

 

 

 

 

 

 

 

 

Invece di porre l’inizio della cultura pittorica del ‘900 nel 1907 con Les demoiselles d’Avignon di Picasso, pensiamo più opportuno e realistico riprendere il filo dal 1863 con Il bagno turco di Ingres e Le dejéuner sur l’herbe di Manet, senza dimenticare Olympia. Opere che aprono alle ultime consegne di Cézanne (1900-1906) che struttura la “rivoluzione classica”, madre e matrigna di ogni altra avanguardia sino ad oggi con tantissimi nipotini e pochissime individualità creative.

 

 

Monique Veaute si è dimessa da Palazzo Grassi di Venezia; Jens Hoffmann dal castello di Rivoli. Il rigetto dell’Effetto Italia. Prima apriamo ai colonizzatori “manager e specialisti” in arte contemporanea, copiando dagli altri Paesi che già avevano copiato dagli USA, poi li contrastiamo con le politiche regionali e comunali. Se continueremo in questi giochetti dei mercati di moda, saremo sempre messi fuori gioco da questi signori (e dai loro servi) con i caveaux pieni di oggetti e opere d’arte. Le opere d’arte se le tengono e gli oggetti li fanno acquistare dai vari castelli di Rivoli, li espongono nei diversi Palazzi Grassi. Un poco d’orgoglio culturale non farebbe male.

Uscire dal giro! Andare controcorrente!

 

 

Gli impressionisti, la popamericana, lo spazialismo, il futurismo, il concettuale, l’informale postbellico sono state false rivoluzione di idee, ma solo atteggiamenti tecnici che non hanno trovato svolgimento e continuazione al loro interno.

 

 

La scrittura verifica sul campo il pensiero.

 

 

Il pensiero alimenta la scrittura.

 

 

La scrittura è azione. Come il pensiero.

 

 

Hegel figlio di Lutero, nipotino di Agostino, padre dello storicismo assoluto. Dove tutto diventa relativo.

 

 

Corretto ed intelligente relazionare Eraclìto Parmenide de Chardin.

 

 

Eraclìto aveva capito, Gesù lo ha perfezionato.

 

 

Poniamo che l’artepoesia sia legata all’inconscio della persona come sostiene Freud. Bene, è la parte inconsapevole di cui dice Eliot. La parte consapevole proviene dalla persona che, contrariamente all’individuo, è sempre in relazione con… La persona manipola il magma con architetture parolistiche, conferendo a tale magma individualistico una valenza simbolica che lo scarica di universalità, tanto più la persona ha sensibilità poetica, cultura, mestiere. Allora le cose vanno a posto e la ricerca può continuare.

 

 

 

 

 

Che cosa dopo l’artepoesia? Poesia. Di che cosa è significanza? Dell’Eterno.

 

 

I libri di Fantozzi sono una cagata pazzesca.

 

 

Il Giornale sostiene che Federico Moccia è l’unico scrittore di avanguardia. Viva Fantozzi!

Non giochiamo a confondere la cultura e l’artepoesia con gli affari e la cultura politica.

 

 

Il Moma di N.Y. esporrà il film di Tim Burton Alice nel Paese delle Meraviglie.

Adesso è pronto per esporre la serie completa dei Puffi della Ferrero. Il Moma è il più grande  e bel luna park del mondo.

 

 

Dopo dieci anni, finalmente si è inaugurato l’auditorium di Ravello. Grande Niemeyer, artistapoeta.

 

 

Burri si getta nel caos della vita per tirar fuori ordine  e bellezza. Un cosmo.

 

 

Emblema: il tentativo di uscire dalle angustie provinciali. Alla fine annoia.

 

 

L’Eterno è la spaziotempo. Il mondo è lo spazio e il tempo.

 

 

La radicale clinicità non soddisfa l’artepoesia.

 

 

Niente e tutto si muove.

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                     W. H. Auden..........la scienza moderna

non è incompatibile con l’espressione poetica

de Santillana

 

 

 

 

 

 

L’ESTETICA NON ESISTE

 

 

 

Necessitanti di silenzio e calore, produciamo freddo e chiasso brutali.

W. H. Auden

 

 

 

L’estetica non esiste.

Esiste il pensare l’artepoesia ovvero un discorso sulle idee-azioni di un artistapoeta - pittore poeta musico architetto etc... Quello che avviene in campo artisticopoetico, l’estetica intesa accademicamente, non fa altro che ripeterlo, diventa una forma di codificazione di quello, utile solo a chi deve “insegnare l’arte”. Roba da impiegati e bottegai.

 

L’artepoesia non si può insegnare. Bisogna farla.

 

Il pensare l’artepoesia, di contro, è il momento di riflessione, anche da parte dell’artistapoeta, su quanto espresso, sul fermento personale, sulle idee generali e particolari che sono il campo dei segni che saranno. Il pensare l’artepoesia che riflette e ripensa sui dati artisticopoetici, coincide con la poetica. (Eliot - Quattro Quartetti / Eliot - Il bosco sacro).

Esiste un fermento - magma personale - che s’agita nella persona e che deve essere espresso. E’ un’esperienza - vicina o lontana - divenuta inconsapevole ed inconscia. Questa esperienza è vissuta dall’artista con i sensi e l’intelligenza - corpo e mente - contemporaneamente. O soggiaci a questa inquietudine e ti esaurisci in sterili “pastrocchi”o trovi la via di dominarla sublimarla superarla “trasformarla simbolicamente” in una unità complessa e traducendola in un linguaggio adeguato, quello artisticopoetico.

 

L’opera d’artepoesia inizia in modo inconsapevole, con poca coscienza, quasi in automatico o come sotto dettatura di chi sa chi (il solito demone, l’antica voce dei pazzi? del vento).

L’artistapoeta la esamina la giudica come altro da sé, come estranea a lui e interviene su di essa, appropriandosene, segnandola propria con l’intelligenza creativa, consapevole, e la conduce a termine, la “finisce” perché sia espressa la visione di un’idea che fa parte della più generale visione del mondo che come uomo di cultura l’artistapoesia si è costruito.

Quest’opera non è che un frammento di questa visione del mondo, tassello che necessita di altri per il completamento. Di questo l’artistapoeta è consapevole, ma non sa se condurrà a termine l’espressione totale della sua visione del mondo. Dubita che rimarrà sempre parziale all’interno di un’opera d’artepoesia: la visione totale del mondo non avverrà mai nell’espressione, rimarrà come intenzione.

Nell’artistapoeta, adesso, si insedia una fortissima dialettica tra intuizione ed intenzione, tra azione immediata ed azione mediata, ma l’alleanza tra sensazione ed intelligenza, tra corpo e mente regge, sostenuta dal desiderio di continuare l’agire artisticopoetico perché si trasformi in Poesia.

 

Il desiderio si decide.

 

Decisione di conoscere il risultato dell’operazione artisticopoetica, di conoscere la propria artepoesia che avviene attraverso i segni e le loro relazioni, segni che sono i simboli della struttura costitutiva delle cose degli oggetti delle persone.

 

Simboli non metafore.

 

L’artepoesia è una forma del conoscere e del sapere attraverso la scoperta e la decifrazione di tali simboli all’interno del contesto culturale contemporaneo all’artistapoeta, dove possono vivere ancora miti arcaici.

Ci sono poi i diritti dell’espressione e dei mezzi tecnici. Questi ultimi sono degli addendi importanti perché devono essere adeguati all’espressione dell’idea-frammento in modo tale che non impediscano l’inserzione di nuovi tasselli (idee-frammento). Questa dialettica diventata fortissima, spinge l’intenzione a manifestarsi, l’intuizione ad essere espressione, l’espressione a diventare espressione finale e totale.

Il fermento ribolle e rischia di saltare in aria e quindi di frantumare l’unità dell’artistapoeta e dell’artepoeia, di disintegrare ogni componente che “aumenta di qualità e quantità poetica” e che è parte di un tutto, di un mondo, un’unità. Il fermento frenetico e dinamico non è altro che la mania arcaica, la vita dell’artistapoeta che corre il rischio di rimane quotidianità e di non esprimersi ad un livello più alto e compiuto ovvero rimanere contingenza e non diventare permanenza.

Se rimane contingenza, per non scoppiare si perde in fantasticherie e fantasmagorie per stupire gli sciocchi e/o i furbi, per giocare con le usanze del tempo non per sovvertirle nicianamente, ma per divertimento ben remunerato. Rimane solo un effimero sfiato che può prendere direzioni schizoidi, se non addirittura forme truffaldine.

L’opera d’artepoesia è tale per la forza del simbolo che l’artistapoeta ha saputo infondere al fermento iniziale avvertito dai sensi ed elaborato dall’intelligenza che non l’ha veduto più come esperienza personale, ma lo sente originario e iniziante significato - mito - che conferisce senso ad essa e che l’allarga da singolare a plurale, che muta fermento ed esperienza nel passaggio dalla costituzione sensibile alla sua intima struttura.

L’artistapoeta opera tentando, perseguendo poesia che è il superamento dello spaziotempo, il tentare l’eternità, l’eterno che è il vero obiettivo finalità meta di ogni azione artisticopoetica.

Perché l’artepoesia? perché la creazione di un reale dalla realtà?

Per avvicinarsi (raggiungere? competere?) a questo Eterno che il sano (perché ribaltato) artistapoeta sente come componente concreta e reale, parte divina - il permanente - che non possiamo dimenticare per sempre, altrimenti la nostra ricerca di bellezza armonia e giustezza fallirebbe e resteremmo divisi, non potremmo mai viverci unità. E l’uomo è forte proprio per questa caparbietà e capacità di voler essere un mondo, un cosmo in relazione con altri mondi cosmi unità. I viventi.

 

L’artepoesia è la comunità dei viventi creatori.

 

 

 

Addenda.

L’”estetica” è tal punto un pensare, da una partenza umanisticamente ampia, gli accadimenti straordinari, i fatti e gli atti creatori del mondo, che i più importanti studiosi di “estetica” , ad un certo momento sviano verso una strada diversa e singolare che li qualifica, mentre sul fondo rimangono i cardini del loro aver pensato l’artepoesia. Vedi Cacciari Masini Vattimo Assunto e un quarto di Eco.

 

 

 

l’arte è un’armonia

parallela alla natura

Cézanne

 
 
 

 

 

 

 

 

  

L’ARTEPOESIA E L'ARTE DELLA CRITICA

 

 

 

 

Non più dimostrare, dunque, ma mostrare, non più riprodurre ma produrre, non più esprimere ma scoprire. 

Simon

 

 

 

L’estetica non esiste, lo abbiamo già detto e scritto, giacché esiste la riflessione sugli atti di creazione che riguardano la pittura la musica la scrittura l’architettura la danza il teatro. Ma facciamo finta che l’estetica esista e lo fingiamo per comodità scritturale, ben sapendo che al massimo esiste una riflessione sulle arti (atti creazionali).

E’ stato sostenuto che l’estetica sia la teoria generale delle percezioni.

Ciò è insufficiente. Si potrebbe dire: l’estetica è la teoria generale delle percezioni di oggetti artisticopoetici. Meglio: il lemma estetica potremmo sostituirlo con discorso sull’artepoesia.

E’ pacifico che un discorso prevede un pensare, un aver pensato, una riflessione su che si esplica attraverso un linguaggio che, secondo la cultura l’intenzione la sensibilità e la genialità (genus) artisticopoetica dell’autore, viene trasformato, se non trasfigurato, ne la lingua di Dante, Villa, Musil Joyce Pizzuto Cage Nietzsche Duchamp Manet Matisse Le Courbusier Botta Gregotti Messiaen Beethoven Shakespeare Beckett ecc.

Se usassimo il lemma filosofia, entreremmo nel noioso dibattito che esso sia o no l’attività principale dell’uomo, concezione impostata da certa filosofia tedesca, dove la lingua coincideva con il pensare (pensiero e linguaggio al servizio di un potere costituito). Chi non scriveva in tedesco non pensava, non era filosofo, non c’era filosofia.

Poi venne il pensiero analitico-matematico espressione della cultura anglosassone e da allora la filosofia coincide con la lingua inglese (forse sarebbe da dire americana) che meglio lo esprime.

Sono posizioni poco difendibili. Siamo ancora dentro un pensiero di potere, una filosofia della tracotanza che non regge più e non si può accettare più. Come sarebbe sciocco sostenere che un pittore un musico uno scrittore ecc. non si pongano primarie e fondamentali domande - che cos’è, chi, che cosa - e le esprima attraverso i propri costruiti codici di quell’ars che ha eletto perché sentita in accordo con i suoi intimi, interiori movimenti e drammi che desidera sciogliere, comunque tentare di esprimere.

In effetti, la filosofia vive tempi non fecondi perché vincente è stata la visione, quindi la traduzione e l’interpretazione tedesco-idealistico-religiosa, dei primi pensatori greci soprattutto Parmenide al cui riguardo sono risolutivi gli studi critici di George de Santillana, di cui precedentemente dicemmo. Questa non corretta posizione percorre tutto il pensiero europeo sino ad Heidegger Wittgenstein Russell. Chi si è opposto, ha dovuto sostenere posizioni insostenibili, provocatorie ma deboli e transitorie come il decostruttivismo e quella saggistica brillante di lingua francese.

Oggi, il pensiero esprime solo la numerabilità della realtà. E’ troncata ogni possibilità di parlare, di esprimere le cose più importanti e affascinanti che si vivono: quello che non sappiamo, che non conosciamo, che non comprendiamo, quel costruire ipotesi ardite che saranno verificate da altri per essere dimenticate o salvate o rettificate.

In opposizione al pensiero hegeliano e seguendo alcune idee di Nietzsche, a questo punto l'artepoesia può intervenire in aiuto dell’uomo per arricchirlo, per ascoltare e sfidare l’ignoto, il misterico, per condurlo verso i luoghi della Bellezza non per trovare e dettare formule – sarebbe ancora una volta un desiderio di dominazione – ma per cercar di ridurre la distanza tra l’uomo e queste “radicalità” a cui liberamente ci si riconduce.

Meglio, allora parlare di discorso sull'artepoesia che l’uomo svolge dall’esperienza sulla realtà, in toto o parziale, per poi porre domande di fondo, interrogare e interrogarsi per risposte adeguate quando si trova dinanzi ad una “cosa” della realtà che sente carica di artisticitàpoeticità, quando sente che la sua intuizione di simbolicità è sintonizzabile con quella “cosa”. La astrae, la tira fuori dal mondo unificando le due simbolicità e se la sintesi risulta densa di poeticità, continua il suo itinerario che si è avviato da una zona oscura, fors’anche estranea, all’artisticitàpoeticità, attraversando un terreno di sofferenza che egli deve mutare in positività attraverso un terremoto biospirituale, perché il processo ideativo conduca ad una cosa comune, non fermo all’auctor e ai fruitori, ma possibilmente alla maggior parte dell’umanità.

L’atto-azione artisticopoetico non è comunicazione sociologica, ma comunione di intelligenze che ricercano questa dimensione comune: convivium poetarum. Più che un azzardo è il tenace desiderio di continuare a scavare il dentro e il fuori e tentar connessioni.  

Rimane il problema della presenza artisticopoetica nelle “cose”. Ci aiuta Vittorini a risolvere la questione: …bisogna che sussista una certa oscurità della coscienza per metterci sull’avviso che siamo in presenza di qualche cosa di “straordinario”, di qualche cosa che possiamo iniziare a pensare come “artistico”.

 

 

 

 

non necessita continuare. non sarebbe più pensiero ma filosofia

 

 

 

 

 

Ogni cosa avviene non vista

essendo da sempre

Eraclito


 

 

 

 

L’argomento è solo un attaccapanni a cui appendere una poesia.

Auden

 

 

La poesia è semplicemente evocazione per mezzo delle parole di possibilità inaccessibili.

Bataille

 

 

Il poeta è colui in cui e per cui la lingua vive.

Auden

 

 

L’aforisma, la sentenza, sono le forme dell’eternità; la mia ambizione è dire in dieci frasi quello che chiunque altro dice in un libro, quello che chiunque altro non dice in un libro.

Nietzsche

 

 

 La creatività artistico-poetica si è impantanata nel significante.

Ebt

 

 

Appena hai finito, ricominci di nuovo da capo.

Picasso

 

 

Se l’arte è un gioco, quando riesce è poesia. 

Melotti

 

 

La pittura non è stata inventata per decorare appartamenti. Essa è un’arma di difesa ed offesa al negativo.

Picasso

 

 

Il disegno è alla base di tutto.

Giacometti

 

 

Braque mi disse: “In fondo tu hai sempre amato la bellezza classica.” E’ vero ed è per questo che mi ribello che ci siano tre o quattro o mille possibilità di interpretare il mio quadro. Non viene mica inventato ogni anno un nuovo tipo di bellezza.

Picasso

 

     

 

 

SDG

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