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I LUOGHI DEL VIAGGIO

EB di Terzet

La critica d’arte, anche militante ossia pagata dal “sistema dell’arte”, tenta spesso e volentieri espliciti rimandi ad artisti del passato per “dare la patente di natali nobili” all’artista di turno. Questo non è utile a nessuno, è un luogo comune legato ad un gioco formalistico dello scrivere, quando non sottenda una volontà mistificata collegata ad un intento commerciale.

Ogni artistapoeta parte da se stesso e dai suoi pari che trova nella ricerca della propria vocazione: i maestri con i quali si misura e impara il mestiere, ma che poi lascia, “uccide con rispetto” per la personale via che ha iniziato ad intravedere e che diventerà sempre più chiara per lui: mai totalmente. Un artistapoeta autentico non copia né maestri né contemporanei, non cede al manierismo di se stesso, è nella libera necessità di superare i suoi punti pattern, altrimenti tradisce la propria identità vera, riconosciuto al più nipotino di qualcuno.

Fettolini ha i suoi maestri, i suoi amori culturali ed artistici, sa bene dove è andato a mettere gli occhi le mani lo spirito, ma non si è fermato lì cullandosi nei risultati raggiunti. Ha iniziato la sua solitaria e singolare avventura per vedere qual è il suo vero talento, per indagare quale modalità pittoricopoetica sia la più conveniente per esprimere i suoi pensieri laterali, soprattutto il suo pensiero dominante. Fettolini esprime la sua concezione antropologica per riconoscere dove l’uomo, nella Natura e nel Cosmo, si aggira smarrito tra le tante insegne luminose che lo chiamano, tra i tanti “miti” che lo spingono a trattenersi, tra le cose del mondo che sebbene contingenti sono le trappole più feroci e subdole per naufragare totalmente.

La barca di Fettolini è resistente con i segni della lotta tra mare e terra e cielo, la punta della barca è sperone con cui egli spacca il superfluo, il non necessario perché libertà continui e permetta che il viaggio continui pericolosamente sicuro e non si trasformi in un banale trasferimento turistico. E la barca è trattata matericamente come se mano l’avesse costruita a getti, pezzo per pezzo, artigianalmente ma con tutta la sapienza del navigante: i segni sono la testimonianza. La barca incontra nel suo progredire monti isole montagne atolli arcipelaghi che rimandano luci e ombre, che si alternano tra ocra e neri e rossi e verdi, tra irsure e grumi di vetri impastati, tra accenni di cielo tra l’azzurro e il blunero. Dove la barca, stanca e testarda, deve fermarsi? Quando? (ritorna il problema dello spazio e del tempo che la realtà del mondo tiene distinti, e che nel reale dell’artepoesia sono parola sola: spaziotempo; discorso che vale per arte e poesia che in verità sono artepoesia). I luoghi che s’incontrano sono all’occhio belli, accattivanti, ma sente Fettolini che la sua barca non deve cedere a queste a quelle lusinghe, che non deve temere le bestie feroci e diverse, gli uomini sempre cangianti, doppi e triplici e randagi come i cani predoni nelle innocenti praterie. Fettolini cerca un luogo dove tutte le diversità che ha veduto mentre vive e fa pitturapoetica trovino il loro naturale “stare”, la loro orma ed impronta, il loro connaturato “posto” perché se fossero “fuori posto” – qui il problema pittorico e culturale che sta affrontando Fettolini – sarebbero “fuori di sé”, solo confusione e simulacri. Si creerebbe caos e non si potrebbe costruire un Cosmos come l’Artistapoeta desidera: sarebbe ancora solo l’Inizio, che si ripresenta ogni volta che ci si apre a nuova opera, segnati consapevolmente di Storia (l’Inizio) e di Origine di cui siamo inconsapevoli, ma che Fettolini sa che è radicale sintesi su cui insistere e avanzare perché un colpo di vento scuota l’uomo (Heine) e l’Albero si allunghi sino al cuore del Cielo. (Hoelderlin).

 

Ettore Bonessio di Terzet

Aprile 2012

 

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