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SPLENDORE DEL VENTO. Il Labirinto di vetro (fr. 2005)

EB di Terzet

JJ

 

 

 

Vedere ogni cosa nella sua verità è un primo passo verso la creazione, e questo suppone uno sforzo continuo.

Creare è esprimere quello che si ha dentro. Ogni sforzo autentico di creazione è interiore.

(Matisse)

 

 

 

 

 

RICAPITOLAZIONE

 

 


 

 

 

Sempre abbiamo fatto i conti con lei che una volta sentimmo alta, che ancora cerchiamo lungo le asprezze delle poltrone nei pomeriggi lunghi da soddisfare quando il calore della sigaretta

tranquillizza lo spietato bevitore appoggiato alla sbarra scivolosa. Forse anche negli autobus

affollati di impiegati accigliati nelle mattine grigie dalla periferia verso il centro, nel viso rigato

del pastore d’Abruzzo, del venditore ovale di gelati, lei si affianca a quella che disegnò vulcani e

giganti mentre Picasso dialogava con Matisse prima di passare a dipingere donne con nasi doppi

lui odalische sul mare. Pollock la strizzava dai tubetti, attendeva che allagasse la terra a chiazze a strisce a grumi perché fosse armonia di forze e ritornasse a lui. Poi Ernst s’impadronì di lei e aiutato dalla signora vide la madonna sculacciare il dio, così la forza uscì da lui per non essere risucchiata da colui che vuole dividere. Chi vuole dividere ha vissuto unito,d’invidia ha piena la mente

vuole instaurare un dominio diverso da quello in cui fu. La gelosia per chi vive in pace comporta una velocità di decisione per non far diffondere serenità, la soddisfazione adeguata, la vittoria dell’avverso. La velocità è amica della malizia e della malignità che in un gesto si giustifica contro le obiezioni incerte di tutti quelli non in pace e non possono vivere anche se compagni dei triciclici.

Ti investe improvvisamente scartando a destra, sbattendo contro il petto con colpo sordo elastico

e ti svegli dal piccolo incubo ricordando a fatica i personaggi che ha narrato durante la notte, segnale della vitalità delle energie che ancora rimangono per proseguire a vivere, alternando incubi a paure nella semplicità di un trascorrere gli istanti ricolmi di soddisfazioni di ricchezze che riconosci a stento, che diventano produttrici di mostri non di sogni dolcemente servitori della veglia

notturna trapassando le trame concrete di Auden, le peripezie pensate da Eliot, le scorribande

di Apollinaire tutti aspiranti al significato oltre ogni senso ed immaginazione, lasciata indietro

ogni psicologia, ributtato ogni individualismo, giocata individualità con eternità. Anche Ungaretti gareggiò con l’improvviso avvistamento di quella luce particolare – immensità ne rimase per sempre colpito e altro non ricordò così chiaramente come Dante che tutto vide niente disse seguendo l’insegnamento di Platone e Gesù, come il placido Buddha non rivelò niente se non la completa disposizione a dire tutto quello che aveva imparato,diversamente da Schopenhauer che

truccando la vita col vivere insegnò agli altri di rinunziare a tutto quelloche lui non disdegnava di raggiungere.

 

 

*

 

 

 

 

 

Con chi giochiamo a tresette?

Vogliamo il massimo punteggio   

essere segnati sul libro

a ricordo imperituro dei soci.

Un libro è la registrazione   

di una segnatura anteriore

trovata una mattina passando

la lametta sul viso, quando

sentiamo un bruciore sulla nuca

sulla punta della lingua

e corriamo dal medico paurosi

di qualche strana malattia.

Di fronte alla pagina scoprimmo

il bianco, il peggiore dei colori che

tutti li fa’uscire oltre ogni volontà

consono agli allunghi neri dei versi

appropriati alla disposizione del disegno.

 

 

*

 

 

Incespichiamo incerti nel fare

annaspanti per le passate bufere

poco convinti ad affidarci

a chi non vediamo, solo pervicaci

nel richiedere aiuto e consolazione

di chi ha scienza.  

Poco disposti a dare a dire

a chi non parliamo, della nostra

stoffa non confezionato,

un problema di marchio  

per fidarci di altra azienda

cercando il taglio perfetto

pensando alla nostra consumazione.

 

 

*

 

 

Quando il pensiero scappa

verso altre posizioni,

la prima questione è

l’apparizione di lei

la relazione con noi anche

se il postino si attarda stanco

indifferente alla lettera attesa.

 Liberi nella necessità di scegliere

di eleggere la forza a nostra

maternità e amicizia oppure di

rimanere orfani e cercare

per strade affollate l’altra

madre scambiata per la bella

commessa della pasticceria.

Qui la posta. Chi debba

per primo avanzare il passo,

chi iniziare l’avvicinarsi

 nella risoluzione di non essere

schiavo o servo ma

paritetica pedina che svolge il

suo compito sulla scacchiera

dove il Re si mangia la Regina no.

 

 

*

 

 

Il primo passo è quello più

facile. Difficile, una volta

compiuto, è non cadere

nella tentazione di rimanere

nello spazio raggiunto,

nel circolo che di due fa’uno.

La dialettica del vecchio Aristotele

è superata da quella che conserva

i soggetti della relazione,

la dialettica che tiene conto

della persona senza più salvare

astrattezze metodologiche,

non curandosi del sistema

a discapito della verità.

La persona sta nella forma

che le è propria, questo

il grande gioco che bisogna

giocare e decidersi per una

buona volta che non si possono

ermeneutizzare le cose a proprio uso

né si possono spostare le caselle

perché i conti tornino

soprattutto a quelli del mondo. 

Giotto per essere Giotto

andò alla bottega di Cimabue

imparando imparò a dipingere

in maniera nuova e superò

come insegna Leonardo, il

maestro perché destinatosi

alla galleria dell’eternità.

Non si può essere quello che

si può essere senza maestri e

compagni di strada sapendo che

si diventerà maestri a noi stessi

che andremo a cercare discepoli

allievi a cui reciteremo parole

perché il sapere sia trasmesso

si evolva nella trasformazione

dell’altro e così via e così sia

verso la lenta e inesorabile

ricostruzione della Perfezione.

 

 

*

 

 

 

L’eternità passa per la storia

inesorabile come il destino

di chi si ferma alla storia

credendo col vecchio Hegel

il cavallo bianco sia Incarnazione.

Accettare una parte non teatrale,

stare nel gioco una volta

risvegliati dal sonno che

prende nel pomeriggio

prima della passeggiata,

sapere che non si può recitare

la persona che sei, gioiosi

tendere seriamente a quel fine

che un bel giorno abbiamo trovato

improvvisamente appiccicato

addosso come il maglione

senza richieste senza

domande abbiamo risposto

sì o no, comunque replicato

alla chiamata che non risparmia

anche il più ignavo degli ipocriti.

O il più operoso tra i molti che

si trovano nei cataloghi d’arte,

per lo più noiosi perché

riproduttori d’immagini senza

che figura sia tratta, senza che

pensiero poetico si disveli,

senza che il lettore senta formicolii,

un disagio una insofferenza benigna

tra le nervature e la polpa, indici sicuri

di essere in qualcosa di strano,

forse non di nuovo certo singolare

in quanto segno dardo punta,

lingua feroce e pietosa si affaccia

alla luce, disegna un ballo

movimento che ritorna per

le strade tra i giovani

che danzano il passeggio.

 

 

*

 

 

Camminare tra strade sconnesse

marciapiedi poco asfaltati

scalinate rotte tentando di arrivare

al centro televisivo dove sei

ospite per parlottare in un salotto

stanco distratto di bagattelle,

senza strategia senza passione,

sotto lampade bollenti rivolto

ad un pubblico volgare che poco

desidera, di poco si accontenta,

trovare l’occasione per proporre

un banale progetto, spendendo

tempo fuor di discoteca.

Altro il venditore di almanacchi

si aspetta dal gentile pubblico,

affermando sicurezza di relazioni

tra i fati del cielo e della terra,

quelle corrispondenze che

porta segnate sul suo libretto

segnano i piccoli i grandi

avvenimenti, le cose da farsi

tenuto presente che le stelle

hanno influenza qui tra le

umane cose, non superstizione

ma concreta relazione tra la luna

calante e le dalie perché distendano forti

i petali, innalzino i fiori

sino a tutto l’autunno che verrà.

 

 

*

 

 

 

Coltivare i fiori, curare l’orto

è buona regola per il cardiopatico

senza stancarsi, seguendo il ritmo

della natura lasciando gli affanni

agli altri misurandosi con le foglie

i petali le radici la terra calda,

con la soddisfazione di qualche

buon innesto, la raccolta dei recisi

le belle pesce luminose e

gli invadenti profumi degli odori,

tra il rabarbaro e il vecchio melo

con il nido germanico che ancora

non ha ospiti al contrario

della vasca che di carpe rossorogialle

e passerotti e tortorelle è anche

ritrovo alle solatie lucertole.

La campagna è un bene non solo

per chi soffre gli attacchi del male

o soggiace alle malizie di Pan

che si manifestano non più

nel pieno del meriggio ma si

allargano dalla prima mattinata

al momento iniziale della penombra

evidentemente avendo chiesto

il dio agli organi superiori una

diversa e più ampia sistemazione

dei propri interventi. Anche coloro

che sulla superficie apparente

della calma trafficano gli affari

e danaro altrui e chi sistema

certificati e cartelle, quelli

a cui abbiamo consegnato la tutela

formativa dei nostri figli, anche

costoro possano trovare

giovamento e miglioramento

praticando l’aria più frizzante

della campagna e non più soltanto

le libere spiagge portatrici

di screpolature e rughe oltre

le imprudenze le malefatte

non diligentemente nascoste.

 

 

*

 

 

 

 

Risuonano di belle canzoni

ancora le campagne oggi,

di lontananza giunge il

cantare e lo sbattere dei piatti

là in fondo oltre la strada provinciale

nel gruppo bianco di castelli

innaffiati da una luce verde dove

s’incontrano quelli che la sera

risalgono dalle spiagge della riviera

a scambiare anche e risate

contenti e felici delle misture

da bere accompagnate da baci,

corteggiamenti sino all’ora

massima quando il ballare è

interrotto dalle gioie più solitarie

e intime, prima di ritornare alla casa

con qualche trepidazione se non

problemi più gravi di una foratura

da muovere le cronache del giornale

pomeridiano e la deposizione

di un mazzetto di fiori

ridicolo sul palo della luce

a rimembranza non sicura

di una avventura sfortunata.

Ma sino a quando gli artisti

dovranno dipendere da ricchi

venditori di salume?

Eppure il re di Francia

capì l’importanza del vecchio

se lo tenne vicino,tardi

per il decisivo tocco

al san Giovannino, per il bacio 

al bel segretario e si spegnesse

triste lontano dalla terra sua e

dai contorni che aveva gustato

di cui rimase indeciso di godere.

 

 

*

 

 

Dal color della malva con

saettate di azzurro e grigioperla

quella sera a Bettale nello stupore dell’affresco

audace consegnato al mondo della pittura,

le autorità incapaci oltre la

vivacità coloristica, la bella cosa

arredo della città, senza capire il

senso che solo da Mantova con

Alberto fu sottolineato portando

la dignità del significato

alla naturale espressione.

Intanto Giovanni uscì dalle ristrette

sponde della Sicilia a consacrare

la pittura non sugli altari delle gallerie

ma tra ascensori e scale, in girotondi di

stanze dove i brillii i graffi e i

grumi di spazi amplificano

i piani nobili dei vetusti palazzi.

E Dante nella solerte Bologna,

Serse lassù a Trieste, Davide e

GianBattista a Seregno

tendono a coniugare

tradizione e novità nel segno

della frantumazione dei generi,

nel rispetto dei singoli generi

che si baciano, non più scatolette leibniziane.

Ascanio contemporaneo a Roma

immerge nei tessuti urbani

le sue pazienti tessiture

continuando la sua feroce e

solitaria opera di tappezzare

il mondo per decoro migliore,

per nascondere le mancanze

fetide nelle infinite crepe

e le altre indicate da Paolo

Altri, poco chiassosi, come

Raffaele s’impegnano

perché i segni d’oro si moltiplichino,

più di una lezione di semiotica,

e buchino l’astratto, e reale

simbolo si conficchino nella

terra del mondo per scrostarlo.

 

 

*

 

 

 

 

Come direbbe l’attento

professore di filosofia, tutto quello

che vediamo che abbiamo veduto,

quello che vedremo per quanto

vedremo, avrà un significato ovvero

un’impronta decisa che nessun fango

nessun acquazzone dal Nord,

nessuna sabbia dell’Africa potrà

mai cancellare se coltiveremo

astri sedum delphinium alisso,

altri fiori più delicati e sospettosi

con la massima nostra passione.

Non raccoglieremo niente della vita

che ci è davanti e aspetta di essere colta

se non allungheremo la mano

sotto la custodia della Passione.

Quando sopravviene notizia

di catastrofi naturali, quando

pensiamo che posiamo il piede

sopra faglie di polveriere che

si aprono sollecitate anche

dalle nostre sventatezze e

morti si accatastano nella conta

e la vita continua tra i lutti,

continuamente gli uomini

subendo il trauma della

separazione, allora qualcuno

getta la spugna e urla contro

il Silenzio. Speranza vola via.

Ritorna la disperata illusione.

Il nonsenso del vivere spinge

i giovani alla musica confusa di acidi,

li allontana dall’affetto degli amici,

li tiene distanti da ogni affidamento

e non sappiamo più che dire che fare,

ma improvvisamente ci inventiamo

l’invito al ribaltamento, li spingiamo

noi inermi a guardare le opere d’arte,

visitare qualche convento sperduto

per trovare una ragione sostanziale

che dice la vita vale essere vissuta

massimo nostro bene da salvare

nel comune naufragio del tradimento.

 

 

*

 

 

 

estate

 

 

scodinzolano sul mare

seguendo il sole

come un cane il padrone.

agosto dei mesi il terribile

saluta i bagnanti e l’aereo

che incita a divertirsi

 

 

*

 

 

 

dipingono scatoline

passando neve e sole

non dimenticano

lattuga e rose rifiorenti

e quelle sarmentose.

tutto è rosso al contrario

dell’azzurro dei mosaici

su conventi e chiese

 

 

*

 

 

 

vanno per mano

a comprare i dolci

per la piccola festa

due bambine

 

per la strada inglese

 

dimenticata

la via del ritorno

 

 

 

 

 

Naturale e senza dolore

Sarebbe la morte se gli dei

A noi fossero concordi.

 

una cortina s’innesta a pulsazioni

del viso mentre si allarga il ventre

come vino birra tè abbondanti giù,

si dilata ancora il contorno roseo

sino alle anche e i muscoli palpitano

il diaframma fermo e l’aria irrigidisce

bloccata tra le anse sino agli occhi

e la lingua arida. Il respiro

non è più e la sensazione del cuore

s’impiastriccia con gli altri organi,

allora così giunge l’estrema vita

cosa ignota che qualcuno vuole

e non sappiamo mai perché prenderci

 

Naturale e senza dolore

È la morte quando gli dei

A noi sono concordi.

 

 

*

 

 

 

 

 

un lampo esce a rincorrere

il viottolo giallo dove sostano

le succulente variegate

dal vento allineate alla marea

che viene dal sud e rischiara

i cieli aperti alla notte

sopra un’orizzontale alto

sulle montagne striscianti

linea azzurrina oltre

i tigli che delimitano

campi arati strade

non rettilinee dirette

alle case di paglia

 

 

*

 

 

 

Avremo resistito

alla nostra fede

cambiata in altro,

avremo tribolato

deboli come ora

dinanzi al bicchiere

pieno di vino?

Alle lusinghe del vivere

ai fantasmi della noia

ai miraggi delle possibilità

ai deliri delle immagini

avremo resistito

sulla nostra linea

a bicchiere vuoto?

 

 

*

 

 

 

 

luminarie accese

luci nascoste

splendido coro

fanno

 

i nostri cuori

intiepiditi

rischiano

deboli risposte

 

 

*

 

 

 

 

Nel tempo

Impaziente e frettoloso

Il cielo doppia

La nostra buccia

Senza limite e regole,

Andiamo non più

Volando senza vedere

La distanza minima,

Lo spazio impolvera

La dolce mattinata

Rammentandoti

Che sei gettato

Nella curiosità di sapere

Fatalmente,

L’uomo non cede

Avanza cresce a dismisura

Imparando a sparire

Lento paziente

Dietro veli che guardano

La terra che s’incendia

Di sera.

 

 

*

 

 

 

 

A tratti il sangue

Inseparabile degli uomini

Guardo e mi perdo

 

I dadi sono oscuri

Sull’estrema parola

Dove si scordano i sogni

 

Affondano le terre

Le genti si sfanno

La bestia respinta

 

Respinti eserciti e dei

Rimane un sogno

Ancora una volta

 

 

*

 

 

 

 

vedo macerie

m’incanto sui morti velati

  piangono sparano corrono soldati

un ponte distrutto

allegria e riposo assurdi

rimane la polvere estiva

i copricapi invernali

circondanti rovine

nel percorso fotografico

 

 

*

 

 

 

 

Rovesciato sull’argine

Immobile un elefante

Giace innalzando le zanne.

 

Riparato un aliante

Spiana il vento

Su aironi e paludi.

 

Catturato un vecchio

Fissa gli occhi persi

Sulla feritoia feroce.

 

Immobili sono ritratti

Rovesciati su se stessi

Catturati per strada.

 

Lasciati i tatuaggi

Mostrate le cicatrici

Riposano su divani sfasciati

Come le facce del mondo.

 

 

*

 

 

 

 

Ogni pomeriggio muore

Un bambino lungo il fiume

Ogni pomeriggio il fiume

Si ferma ricordando le perdite.

 

I morti portano piumaggi

Di fango per i due viandanti,

Nuvoloso vento tra le torri

Feriti nel giorno della gloria.

 

Non c’erano tocchi nel cielo

Quando t’incontrai all’osteria,

Un frammento di nuvola

Bassa sulla terra ti accompagnò.

 

Un gigante d’acqua stava sul monte

La roccia spandeva margherite

Sul corpo con l’ombra delle viole

Morte fredda, un angelo, sulla riva.

 

 

 

*

 

 

 

 

stupito della libertà

s’aggira davanti al muro

non vede confine

inciampa su un sasso

perde l’occasione

di vedere che cosa

 oltre la casa.

 

 

 

*

 

 

 

Perso tra i sentieri

Perversi del monte

Alla cerca dei sacri

Ippocastani e mirti,

Senza saper dire quando

Vicino al luogo si apre

Il petto chiaro e immortale

Sente il dialogo affine.

 

 

 

 

*

 

 

 .

la nebbia è una grande invenzione

del maestro per sottrarre le cose,

non solo alla legge

ma all’anima gentile che si

affaccia: non vede niente, il tutto

informato di nero, vede solo

nebbia e la riconosce

 

 

*

 

 

 

 

il disco d’oro

 

 

 

Sette perle cadono

Dalla melagrana

Nella bocca del pesce

Che le risputa sulla roccia

Lucida pietra ricamata

A labirinto segnata.

 

 

*

 

 

 

Dove i segni giovannei

Sotto questa pioggia innaturale

Crampo alle mascelle del cuore

E tutto brucia più del gin?

Dove i segni bruciati dal computer

Assorbiti dalla penna stilografica

Mangiati dalla carta appiccicosa

Spariti nei priorati privati

D’ingegnosi malandrini

Disperati segni di una

Discendenza interrotta?

Quel mondo è finito da tempo

E nessuno ha inventato quello nuovo

Preso dalle attrazioni del weekend

In un desolato posto senza sabbia

Senza benzina, fermo tra le crete senesi

Aspettando un asino benedetto.

 

 

*

 

 

 

ciechi di chi vede

tra la spessa siepe,

che della carne e

del fiato nostro?

 

 

 

 

 

 

*

 

 

 

 

???

Slancio

 

 

 

Discutono al buio

Continuare restare.

Niente collegamenti

Più,

Soli rimasti all’obiettivo

Ma senza ordine.

Allora la responsabilità

Cala come presagio

D’oracolo e colmi

Scelgono il capo

Di terrore e di vita.

 

 

*

 

 

 

 

il vento spinge la sabbia

oltre i muri  che cedono

all’occhio dal passo veloce.

Non ci accorgiamo che

batte l’ora preoccupati

delle carte e fuggiamo

sbarrata la porta

 

 

*

 

 

 

nel novembre chiuso

senza piacere e nostalgia,

cuore sbranato nel sottobosco,

amore in coma protetto nella

pancia dai sudori le tovaglie

unte bottiglie di champagne

fatto con la polvere di cucina

 

 

*

 

 

robots

 

 

disordini elettromagnetici

quando sentiamo

anomalie neuronali

canto e paura dell’upupa?

 

 

*

 

 

 

 

tra i labirinti della nave

cerca appoggio al piede

come in bilico sulla scala

cogliendo l’ultimo acino

 

 

*

 

 

 

incertezza di Brodskij

 

 

 

Che cosa possono insegnare i genitori

se non hanno insegnato niente

niente rimane se non l’afa

della strada senza giocare.  

Miseria e intelligenza hanno insegnato

a tuo padre a tua madre il lucido parquet,

nonne e cameriere, stizzosi parenti  

limpida immagine dei neri piedi morti

ricordo più netto come quella notte

aspettando la Befana saputo del padre.

Esule e fortunato tieniti o poeta, se puoi

parlare tranquillo della memoria vicina.

 

 

*

 

 

 

sprizzava spuma il cavallo

nuotando fra le fanghiglie,

ergeva il collo verso la riva

sicuro il muscolo delle redini,

ma il fiume lo tirò giù e l’uomo

 

 

*

 

 

 

montagna

 

 

 

tanti agnelli affamati

oltraggiano le colline

rubato ai fiori il sole

affaticati e resistenti

 

 

 

 

 

 

 

il grande poeta parla gentile

al bimbo che piange per

la faccia troppo rugosa 

 

 

 

*

 

 

 

 

tsunami

 

 

 

Una tempesta speciale

Travolge anche gli stomaci

Degli avvoltoi ripieni di morte.

 

 

 

*

 

 

 

 

battaglia

 

 

dal monitor la bomba

spande paura e tremano

gli occhi rotondi mentre

cantano i nuovi soldati

dopo gli spari del cecchino

che chiede pietà d’acqua

con una pallottola in fronte

 

 

*

 

 

 

 

convalescenza

 

 

 

La penna tentando

pulitura di scorie scopre

se compiuto è il compito.

Paralleli i polmoni

aria per il corpo cercano

nuova per l’anima

negli intervalli del ritmo.

 

 

*

 

 

 

icona

 

 

 

Il Gran Drago

irato per la spada e geloso

del piumaggio inonda di fuoco

la valle scappando dalla luce

Del Bel Cavaliere.

 

 

 

*

 

 

 

 Otranto

 

 

 

Sulle punte addosso a ingombranti

sagome incerti delle dottrine

cerchiamo una composizione

stupefacente che solo di sangue

di sale odora e non lascia transiti

nella piazza dal vento albanese

spazzata su turisti dubbiosi.

 

 

*

 

 

 

loro sanno

 

 

 

Nuotano i pesci sicuri

di mangime e ossigeno

corrono nell’acquario

si puliscono nella ghiaia

fanno il bagno nelle bollicine

le foglie gustando tranquilli, 

distaccati dalla volontà esterna

soddisfatti della limpidezza promessa.

Felici del loro stato in barba ai profani

all’amico poeta dotto di passeri e gelati

non dell’amore che offeso l’uccise.

 

 

 

 

*

 

 

 

23 settembre 1943

 

 

 

Sudati e sporchi di polvere

piangiamo al gesto grande

che ci assale e ci rende rei

forse volendo essere eroi

sciupando ogni contrazione

lasciando andare le cose così

così bruciando ogni sentire

ogni sentimento creativo.

 

*

 

 

 

creazione

 

 

in bilico sul mondo

se ne va la Bionda

con coraggio e senza

paura tra tele e tavole

dipingendo alfabeti

per dare parola d’oro

all’angelo trovato

 

 

*

 

 

 

 

Seefeld

 

 

Due nubi bruciate

Dalla lussuria del sole

Vanno tra le nuvole sotto

Quelle che amano i faggi

Della montagna nera.

 

 

*

 

 

 

Pinakothek der moderne

 

 

Le urla sommesse

delle opere d’arte

- rispettose degli amanti -

inchiodate ai muri

tra bari e ladroni

non odono gli alberi

mentre si beve un caffè.

 

 

*

 

 

 

 

Le scarpe di van Gogh

 

 

 

Dio mi ha dato un piede grande

e io stando al patto mi compro

scarpe comode per non cadere

quando incontro la donna nera

fatta a trapezio che si raddrizza

alla sera davanti al fuoco.

Con queste scarpe grandi mi difendo

dalla barbarie dei camminatori

tra segni di distruzione sperando

di non bruciare una vita

per la follia di un capolavoro.

 

 

*

 

 

 

Adrian Monk

 

 

 

Niente spaventa se

nell’ordine delle cose,

non un pezzetto di carta

sul mondo appena pulito.

 

 

*

 

 

 

 

ti svegli appena nato

non riconosci la tazza

i biscotti il bicchiere,

debole e dolorante come se

il buio ti fosse compagno.

E arranchi e borbotti

pensando che poesia è solo

una spruzzata di visioni.

 

 

*

 

 

 

Non hai bisogno di vederlo il mare,

lo senti quando apri una persiana

come Henri sulla Promenade.

Alla sera quando ti prepari al riposo,

odi il dondolare delle onde quando

il buio è brillantato dalla giovane luna.

Non hai bisogno di vedere il mare

basta che lo sai per essere felice.

 

 

*

 

 

 

 

naufragio

 

 

La Mare e Vento è affondata.

Due uomini sono annegati.

Signore, solleva i loro corpi

restituisci loro la forza.

Non badare alla lingua

dei padri che consolano i figli

dei giovani che piangono i vecchi

siccome amore non conosce tempo,

e trattieni il senno nostro quando

crediamo di saper governare tutto.

 

 

 

*

 

 

 

Il fiume corre tra rocce

per la valle ancora stretta,

scende bianco tra la spuma

ribaltata dall’acque contro.

 Rotola e precipita dall’alto

con acqua azzurra e chiara,

ma alla fonte si ritrova del fiume

il sottile rivolo che sgorga limpido.

 

 

*

 

 

 

Spine ordinate come foglie

passa una vita solitaria

riassunta in un giorno di fiore

prima di spegnersi per sempre.

Un’occasione è un’orma

del cammino iniziato e rimane

sebbene tutti i tentativi

di seppellirla con la pietra.

 

 

*

 

 

 

a Davide, raggiunto a Rimini

 

 

 

Ne più mai lasciar crescere i dubbi

E passeggiare nel silenzio

del lungomare mentre giocano

Simone e Leonardo con le nostre

Parole che sanno di sabbia e i soprusi

Del palazzo, qui dalle province

Lontane sapendo malizie e bari,

Obbedienti ad un legge che

Conosciamo non divina ma

Fermi alla parola consegnata,

Mentre il mare insorto non

Comprende il perché della furia.

 

 

*

 

 

 

 

 

Non è facile credere nell’inconoscibile giustizia.

Auden

 

 
 

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