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Sugli affreschi di Loredana Cerveglieri

Luisa Castellini

I bambini non conoscono ma sanno. Il loro sapere è la tunica leggera di un predone del deserto, i capelli biondi di una principessa con tacco a rocchetto e la tuta tutta tubi e scintille di un eroe dello spazio che non è solo del regno catodico. Lo spazio è un luogo che non si sa precisamente dove sia, come il deserto e il castello, ma che di certo c’è. Noi, i “grandi”, che a rate abbiamo acquisito qualche conoscenza su qualche cosa, solo con divina distrazione ogni tanto rivediamo in un dettaglio le guglie di quel castello, la piega di quei capelli e il potere di quella tuta. Allora sorridiamo, ma veloci. Perché quelle immagini ritornino al loro posto e ci lascino nel nostro mondo, dove la pietra e la seta sono una lana che tutto un po’ scalda ma attutisce. E così non sentiamo gli zoccoli dei cavalli, i capricci della principessa e il respiro di quell’universo per cui l’astronauta si è avventurato fra i cieli. Certo, conosciamo tanti nomi di castelli e pure di principesse e pianeti, ma quelli di cui sapevamo li abbiamo barattati. E persi tra tanti nomi e ancor più aggettivi non notiamo quel piccolo lampione. Che con la complicità di una casa e il sorriso del sole ne combina di ogni. Sì, serve un maestro per imparare che il mondo è più di quanto un orologio possa ticchettare e capire come quello stesso mondo sia dentro e tra di noi. C’è la luce, ad esempio. Che non è solo clic di lampadario abat-jour torcia neon e faro ma è anche pittura fotografia cinema. Ma prima sorpresa di sole luna stella lampo e ombra.

 

Oggi: La casa, il lampione, il sole. Ieri: Il Mondo delle Meraviglie e La terra e il cielo. Domani: La Battaglia di Marengo. Senza dimenticare i tanti progetti che ogni stagione fioriscono tra le fila mai pari per altezza della bottega d’arte Ilboscoblu. Perché di qualcosa di naturale antico e corale si tratta. Che sia parola, segno, forma singola o collettiva di adulto o bambino. Ogni progetto, e quindi anche la chiara avventura de La casa, il lampione, il sole, nasce e cresce nella quotidianità della pratica di una bottega d’arte errante, sorda alle età quanto alle etichette. Perché storia e tradizione non sono una forma da ricalcare o da riempire di colori e segni già codificati, ma una sosta dopo un inedito viaggio che subito conosce nuove mete. E che di ciascuna di queste sente gli umori per ritesserli in un grande ma personalissimo progetto.

 

La casa, il lampione, il sole  - come il murales La terra e il cielo a Bettale e gli affreschi de Il Mondo delle Meraviglie all’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo” - è il frutto di un impegno che ha entusiasmato, divertito e talora fatto “disperare” oltre 150 bambini di otto classi delle scuole medie Bettale, Carducci, Morando e Valle San Bartolomeo di Alessandria. Realizzato durante l’anno scolastico 2007/08 all’interno delle “Proposte scuola” ove l’artista Loredana Cerveglieri, dalla fine degli anni ’80, accoglie dispiega e relaziona il proprio immaginario con quello, il più delle volte sotteso, di bambini che corrono tra i sei e i dodici anni. Bambini che, per inciso, quando partecipano ai suoi corsi pomeridiani o serali hanno magari anche patente, casa, lavoro, figli e nipoti. Perché la bottega d’arte Ilboscoblu da lei creata e condotta guarda ai più piccoli come ai grandi nella stessa soluzione di continuità. Che affonda le radici in un’idea che si è fatta Metodo Di.Co, per la precisione. Affermativo in primis nell’azione, è strumento conoscitivo e consapevolezza che la cognizione di se stessi e del mondo è cosciente e non, nell’adulto come nel bambino. Per entrambi lo stesso iter progettuale, volto a liberare le possibilità creative – e dunque espressive, linguistiche – in seno al rispetto di alcune modalità esecutive. Libertà, quindi, ma all’interno di quei processi che la rendono possibile, fruibile e, in ultima analisi, conoscibile. Perché se è sottile il confine tra norma e regola è solo apprendendo note e lessemi che è possibile concretare la propria melodia come la propria parola. In particolare quella che nei bambini non ha ancora un nome e un cognome. All’inizio sono foglio bianco e matita. Pochi parametri di semplice memoria per abbracciare la possibile sorpresa (e tensione) della libertà creativa. Ilboscoblu non impone schemi o modelli né induce a imitare o riprodurre fedelmente forme, magari di grandi maestri: qui non si fanno copie. Perché queste non solo scatenano la frustrazione per la mancanza di capacità tecniche ed esecutive – quanti di noi saprebbero “copiare” un marmo antico come faceva il giovane Michelangelo? – ma inibiscono anche quell’autonomia creativa che qui si persegue. Che non di rado della figura non sa che farsene. Ilboscoblu guarda all’espressione e allo sviluppo della capacità di riflettere su quella stessa espressione. Così l’adulto, ma ancor più il bambino, non si trovano posti di fronte alla solita impasse del banco di prova. E se i “grandi” in questo iter si sbarazzano di cliché e sovrastrutture, i più piccoli segnano importanti passi nel territorio della consapevolezza. Dal bambino che ora, foglio bianco tra le mani, teme di conquistarlo e lo segna timidamente a quello che invece lo ferisce con forza, le stesse poche pacate parole. Quel foglio è lo spazio dell’essere e del mondo che per vivere pienamente chiede un respiro sincronico. Un respiro che lasci andare pensieri sogni e incubi, e che se non sa ancora farsi volto e parola può essere segno linea e colore. Forma che appena nata pare estranea ma che poi, per mano, si impara a conoscere. Forma che non diventa perché è già coscienza. Così ne La casa, il lampione, il sole ecco un “caratterino” elettrico che vuole sfidare la forza di quel potente astro lontano senza temere di fallire, come i bambini impegnati in un semplice racconto che giorno dopo giorno diventa la loro storia. Dove il sole è ora ombra che accarezza la casa e adesso mostro che fa capolino dietro una siepe. Mentre un albero più o meno ricco di fronzoli osserva la sfida tra il triste e il divertito. E quel lampione così coraggioso vive la caducità della vittoria per poi sorprendersi in mille pezzi da cui però non è detto che non nascano nuove avventure. Perché tutto è possibile in un mondo che può essere grande come un gatto. Che a volte graffia e a volte si lascia accarezzare, magari dopo aver giocato a rincorrere un segno nell’aria tracciato da una matita.

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