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EB di Terzet: Il frammento compone poesia nuova

Roberto Mussapi

 Il senso dell’esplorazione di questo libro è già chiaro nel titolo: Grande Frammento, ossia una visione parziale, lacerata o spezzata della realtà, ma non microscopica, grande anche in senso qualitativo, frammento cioè capace di comunicare oltre le informazioni minimalistiche.

 Ma se non fosse chiaro il titolo, provvede ad indicare la direzione del libro la citazione di un illuminante W.H. Auden: Cartesio lascia divorziare Mente e Materia per mancanza di amore materno. Il non amore, che è mancanza di afflato, di vicinanza, di congregazione, si trasferisce dal soggetto al mondo, attraverso la visione che del mondo ha il soggetto, e si traduce in una divisione del mondo stesso, affetto dal germe raggelante del disamore.

 La divisione moderna non è quindi conseguenza di un processo nella scala conoscitiva dell’uomo occidentale, ma di una malattia, la più grave, l’assenza di amore materno che è naturalezza del manifestarsi, ma anche capacità di trasmissione dal presente al futuro, collegamento tra generazioni, senso di appartenenza.

 E infatti il canzoniere (è questo il Grande Frammento, non le singole liriche che lo compongono come gli elementi desiderosi di una ardua composizione) si apre con gabbiani non colti nel momento epico del volo, ma in uno sfogliarsi che pare sciogliersi nel cielo. E anche la lirica del cielo, dell’erba e della terra testimonia questo sfarinarsi delle forme, in un’impercettibile ma sfarinante nebbia cosmica.

 Irrompono in questo scenario colori violenti e suoni improvvisi ma senza riuscire ad assumere forma e senso pieno (Balletto, Parole,…), e analogamente la materia cerca di organizzarsi, vivente ma lontana dal compimento di forma e di senso (Festività).

 Una scena dolorosa e straziante di carni, colori e suoni che cercano armonia, non l’armonia astratta e, credo, inesistente degli esteti, ma quella che nasce da amore e che è intrinsecamente,  naturalmente bellezza, bellezza informata e incarnata.

 Il libro ha momenti di strazio che l’andatura sottolinea nel ritmo costante e nel crudele succedersi delle immagini che non si compiono. Ma in quel divenire doloroso, il poeta vede anche i germi di una rigenerazione, e fissa amorosamente il suo tempo nebbioso e sfarinante:

 

Rabbrividiscono di canti

le gole arrossate di cattivo bere

scende veloce  a sollevare le membra

quando l’umido e la neve

calano non coperte da sciarpe

sino alle scarpe mai smesse

tra ghiaia e polvere

il corpo e l’anima

rigenerando.

 

 E qui la coscienza della divisione incontra la speranza poetica, che è il nucleo sotteso e forte di tutto il Grande Frammento, la sua intrinseca aspirazione a una grandezza non monumentale ma luminosa, ad una grande speranza di Rinascita.

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