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Intorno al 7

Beppe Bonetti

7

numero denso di rimandi e risvolti.

Variazioni sul 7: accarezzare la simbologia – abbracciare i misteri della cabala; risalire gli angoli delle disquisizioni filosofiche – discendere negli abissi della fede; immergersi nell’oscuro territorio dell’alchimia – ergersi sulle vette frananti della matematica.

 

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semplice convenzione tra le altre, nata dal bisogno umano di conoscere e  comunicare, tanto più lampante nella sua presenza sulla pagina che registra la scrittura – sulla tela dove si specchia la creazione – quanto più s’infrange in miriadi di sensi, veritieri come le verità assolute che intendono negare.

 

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perfetta quantità di segni con i quali creare, perché “…sei sono pochi e otto sono troppi…”: dunque 7, quante sono le perentorie parole emerse all’incrocio tra astrazione ed empatia, pronte a negare teoriche esattezze di probabilità pittoriche.

 

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metarazionalità di un numero che si completa nelle varianti di cromie possibili e si conferma sui campi netti della pittura, attraverso la presenza di segmenti capaci di invaderne le aree, di accumularsi e disporsi creando un sopra ed un sotto, un prima ed un poi, un positivo e un negativo.

Per ogni opera, lo stesso principio, regola ultima cui aggrapparsi per lasciarsi andare alla deriva, stupore del calcolo di fronte all’estasi del non calcolabile: “…7 segmenti uguali disposti in modo orizzontale, verticale, diagonale ma anche in posizioni intermedie non possono più essere calcolati nella loro posizione. Gli stessi 7 segmenti disposti in modo casuale nella lunghezza ed in tutte le posizioni intermedie (infinite) aprono possibilità esponenziali di “rappresentazione”.

 

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come i veli di Maya che l’arte deve saper lacerare e scoprire, alla ricerca di una verità che fin nel nome contiene l’idea di una rivelazione che è svelamento: perché “…ciò che conta, non è l’alternativa rivelare / velare, la verità come alethéia (…) bensì l’evento della rivelazione, nella performatività che gli è propria”. (Derrida).

Svelamenti attraverso stratificazioni, sovrapposizioni e incroci di segmenti tesi nelle gabbie di un numero capace ogni volta di rinnegarsi.

 

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ovvero: das Unheimliche – l’elemento perturbante che, da Freud a Heidegger, da Barthes a Derrida, rivela il pensiero della differenza, la possibilità del non emerso, del non conosciuto eppure avvertito, che intorno al 7 s’aggira e si cela, si rivela e rinnega, senza mai sapersi – volersi – risolvere.

E l’artista? Innesca la variazione, sospende il risultato, chino sul campo-tela dove s’addensano i segni-segmenti di una racconto ignoto, nato all’ombra delle teofanie raziocinanti di Mondrian e cresciuto in nome delle verifiche metafisiche di Malevich… Ma questa è un’altra storia, la storia dell’arte, delle discendenze e delle negazioni, dei maestri e degli allievi; una storia che, dalle Variazioni sul 7, passa attraverso il 5 x 5 = 25 dichiarato nella Mosca di primo Novecento da artisti pronti a fare tabula rasa delle grida e delle escandescenze espressioniste.

È la storia dell’azzardo, del calcolo delle probabilità, è la storia di un tempo che scorre e si deposita, materico come gli innumerevoli granelli di polvere sul Grande Vetro di Duchamp, gradiente come il diario numerico di Opalka; è la storia dello sforzo della ragione di dare un senso all’universo, da Fibonacci a Merz, è la storia della forma che si fa numero e viceversa, dai Frattali di Pistoletto ai kilim dell’uno e bino Alighiero Boetti, dove è possibile creare l’ignoto attraverso la regola matematica Alternando da 1… a 100 e viceversa.

Con le Variazioni sul 7, ricerca che l’artista prosegue e affronta da oltre un ventennio, l’estetica  si confronta con il pensiero della differenza. Ovvero della Metarazionalità. Sulla quale c’è ancora molto da dire. E da ri-velare.

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