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Andrea Manzi, Morire in gola, Manni, 2009

Antonio Spagnuolo

Testo quanto mai ricco di ricerche varie: un aggregarsi e disgregarsi di tentativi di scritture , che rendono la lettura continuamente abbagliata per quelle innumerevoli e improvvise presenze che luoghi, immagini, figure, pensieri, fantasie, sono capaci di proporre.

“Andrea Manzi – scrive Maurizio Cucchi nella prefazione – si dimostra in questo nuovo libro poeta onnivoro e generoso, dotato di un’energia pressoché instancabile, in virtù della quale sa aprirsi ad ampie porzioni di una realtà quanto mai varia, instabile e sempre vissuta in tensione.”

E “i gesti rallentano e lo sguardo carezza l’aria/ sei senza nessuna espressione particolare/solo/ sguardo tremendo un’infinita tristezza – ferlinghetti/ nel parco del golden gate trovò parole alcoliche/ e descrisse l’angoscia di morte/ che s’avvampa in collera…”

Policromia uscita da un unico stampo, dal ritmo incalzante che rinvia molto spesso ad inattese misure, per cui le composizioni sono sempre mappate in una moltiplicazione di modelli che si dilatano volontariamente all’infinito, confermando allegorie e metafore che riescano a costruire fulminanti allusioni. Una scrittura che parte dal reale quotidiano, come ne sono limpide proposte le prime pagine di questo volume con l’immaginario e stravagante viaggio di un pullman, per coinvolgere in richiami che si accampano nel corpo, nelle debolezze, nelle impressioni filosofiche, nelle abitudini banali, per nutrirsi di volta in volta di speculari richiami all’universale.

Molti gli elementi che risultano inquadrati nella pagina, in una luce precisa che non consola , ma che trasporta nello sguardo irriconoscibile della casualità.

Non vi è crepuscolo nello scenario che si costruisce verso dopo verso, fra  quelle ombre che sono capaci di attraversare continue  sollecitazioni provenienti da una realtà socioculturale affascinante, inedita e pervasiva.

“voglio partire sull’onda lunga del delfino acrobata/ con lui nel tramonto rosso/ io a prua dell’agile zattera tesa al golfo nostro/ l’ansa che avvolge nei profumi acerbi…”

Punto d’approdo la morsa del tempo, in un percorso costellato di  preziosi fragmenta e strutturato da micro costellazioni ricche di alchimia.

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