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Tu sei qui: Portale PIAZZA 1 BIBLIOTECA Veronica Fallini, Oroscopi. (e altre minute ossessioni), Lietocolle, 2012

Veronica Fallini, Oroscopi. (e altre minute ossessioni), Lietocolle, 2012

Antonio De Marchi-Gherini

Dopo la magistrale prefazione di Mario Santagostini, resterebbe ben poco da dire su questa seconda raccolta di versi di Veronica Fallini.

Eppure siamo tentati ugualmente ad attraversare il testo. Che a questo punto prendo in blocco come un unicum, un’opera al nero che ben descrive questo nostro mondo e l’uomo sua misura leonardesca di pulsioni, emozioni, filosofie e gradienti epistemologici di dubbia e incerta decrittazione. Leggendo mi tornava alla memoria Viaggio al termine della notte di Louis -Fernand Céline.

Ebbene l’universo di Fallini è una sorta di day after, un dopo la catastrofe che è già innervata nei cuori e nelle menti, e forse il poeta si è fatto interprete, pur nella complessità del linguaggio, di questo mal essere che ci attraversa tutti, crisi o non crisi. Conta in queste poesie, come dice il sottotitolo, l’ossessione il continuo lavorio di cancellazione di una realtà nemica, una ritrosia a cercare anche spiragli di speranza. Eppure in tutto questo vi è una ragione di essere e anche un modo di assegnare un ruolo diverso all’ascoltatore, al lettore, all’interlocutore che non è quello che partecipa a una più o meno oggettiva verità comune, ma chi è a contatto con una persona e con un mondo: il critico, il semiologo, il letterato, no qui ci vuole lo sciamano perché Veronica è in totale presa allucinatoria, visionaria, come bene sottolinea Santagostini “e per captare i frammenti di figure così tenere così violente ad un tempo, bisogna porsi su un registro allucinato, una sorta di mondo alterato che solo chi è in preda a sostanze, sia pure mentali”, psicotrope, può cogliere.

I tanti testi suddivisi in sette sezioni, numero magico per eccellenza, ci fanno dubitare che sotto i testi, nelle parole-rifugio, si possano nascondere ulteriori significati che ad una prima ed anche ad una seconda lettura sfuggono, ma l’amante della poesia è perennemente vittima sacrificale e sacrificio lui stesso per rinunciare a cotanta impresa e quindi a tutti i lettori della Fallini, suggerisco più riletture per scoprire tutti i segreti di questa foto negativa, piano piano si vedranno tenui albe e rutilanti tramonti, ma saranno solo bagliori di un momento per poi ripiombare nella notte.

Un prelievo comunque s’ha da fare: (pag.45)

 

Diciamo di tener vivi i morti, ricordandoli

ma se fossero loro a ricordare noi?

Noi tenuti in vita dai morti

memori dell’opaca frontiera

nella quale furono costretti a passare

parte della notte

Li incontriamo, avventori a credito

seduti all’ultimo tavolo,

rivelatori per ostensione.

 

Un innesco remoto accende i cuori

e trame di noi si propagano,

a riflesso di fantasmi

albeggiano nell’orlo di luce

radente la terra

e a disumanare sospesa, sopra la trincea,

passerò il resto dei battiti.

 

Le forze misteriose che agitano il nostro animo sono così diverse tra loro ed ognuna esercita un’influenza unica, spesso decisiva, sulle nostre scelte. Veronica la sua scelta l’ha fatta. Ora però l’attendiamo ad altre prove, perché se pure ha padri nobili dell’ultimo Novecento, il mondo sta rotolando a velocità supersonica e non è solo con una visione monocroma, credo, che si potranno interpretare i giorni e gli anni che ci aspettano.Resta da riconoscere al poeta, comunque, un raro e innovativo modo di porsi nel contesto della poesia contemporanea in cui tutto sembrava già detto e invece, pur nel contesto sovraesposto, Veronica Fallini sa fare arte, ha inventato un modulo di giustapposizioni che consentono di dire ancora e ne fanno una voce inconfondibile.

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