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Luigi Cannillo, Galleria del vento, Ed. La vita felice, 2014

Antonio Spagnuolo

 Nel suo arco di duttilità, nei rinvii, nelle proposte, il titolo  sembra alludere alla impossibilità di raggiungere una evocazione, perché il poeta appare per sempre sconfitto nel suo anelito, in una improbabile attesa, che da sola ferisce, per una perdita, divenuta immediatamente assenza ed amara solitudine. Spesso creando un cortocircuito che rende bagliori, non solo il vuoto annienta e sospinge verso le ansie, ma gli oggetti, i ninnoli, le semplici cose, le foto, le tracce indelebili di una vita quotidiana ormai conclusa, sono rinnovo di memorie e di vicissitudini per luoghi e ritmi esistenziali. "La notte è un cumulo di grigi/ onde e nebbie accerchiano il riposo/ La marea che soffia dalla tenda/ su abiti e bicchieri abbandonati/ ritocca il tuo profilo nel calcare /Siamo sotto l'ala della tortora/ altrove piombo fuso o madreperla/ Ad occhi chiusi tu non vedi la risacca/ ma il tuo corpo è fumo che si addensa / Sono io  a scovare nelle ombre/ il rosa dei tuoi frutti e l'ocra delle mani/ Tu rifiorisci allo sguardo, e il sangue/ ritorna porpora alla lingua." – Il tempo è preciso e l'autore non tralascia di raccontare i dettagli, nel frammentario svolgersi di un ritmo incalzante e serrato. Cerca riflessi nello specchio, tra gesti e stagioni che inesorabilmente disperdono i battiti del polso. Insegue nell'illusione lampi e scatti, per quei cristalli del corpo che vorticano nel destino . La sua parola incide con insistenza per incarnarsi cromaticamente nella memoria o immergendosi in tratteggi di inesorabile solitudine.

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