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Lucia Duraccio, Le ceneri e il germoglio, Ed. Per Versi, 2012

Antonio Spagnuolo

La vita molto spesso intacca , nel suo evolversi verso imprevisti ed intoppi, le urgenze della quotidianità , incidendo nei risvolti della spiritualità , e aprendo le luminosità di un credo , che riesce a sostenere le illusioni e le sospensioni dell’anima. In queste poesie il dolore per la “perdita” diviene messaggio , in una amorosa promessa, che interroga e sostiene , per lo sguardo che da tenero diviene a mano a mano certezza e sostegno nelle visoni e nel grido. “Piccolo fiore reciso in fretta,/ stella di luce che nel firmamento/ insieme alla costellazione degli angeli/ brilli più forte che mai/ oggi/ nel ricordo della tua nascita./ Fa che i nostri cuori/ che tanto ti hanno amata/ e tanto ti amano ancora,/ si plachino.” La preghiera si cela ed è la tessitura della voce , chiara , spontanea, nel valore che narra l’esperienza e prepara il senso della speranza quasi incredibile attesa di un ritorno che non è possibile. Nei suoi versi la poetessa tenta di verificare con armonia l’ideale nucleo dell’amore, mentre il venir fuori dalle ceneri contribuisce delicatamente a rinvenire l’inaspettato dono della vita. “Il titolo di questa raccolta è già in se una dichiarazione di poetica : le ceneri – scrive Armando Saveriano nella prefazione – implicano e abbracciano schema e struttura di origine e inizio, di rigenerazione e ripresa; sustanziano il mito atavico di una fenice traslata, non altro che trasmutazione di materia, ciclicità cosmica del noumeno – sovra sensibilità rivelabile alla coscienza morale.” Il privilegio di mutare ed esaltare le musicalità per riprendere misure e tensioni, sconfitte e impegno.

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