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Della Poesia di Antonio Spagnuolo

Ettore Bonessio di Terzet

Il poeta ama la vita e le sue moltiplicazioni e non scappa anche quando non si sente corrisposto.

Il poeta è l’uomo delle massime relazioni,: piante alberi animali fiori sassi mare terra cielo stelle persone individui, soprattutto intelligenza fantasia concetti idee intuizioni.

Il poeta vede intuitivamente, prima e dopo la scienza, ogni filo che lega gli oggetti e in pochi casi anche il filo più tenue che lega tutte le parti dell’universocosmo.

Il  poeta è colui che maggiormente vede dietro ogni apparente mutezza e sordità e coglie il permanente che vuole essere tirato fuori, svelato da ogni contingente. Poeta non si abbandona all’emozione, ma tenta di costruire un cosmo con la sua mente e il suo cuore, - il tutto umano - cosmo che è la scoperta di quel filo sottile, di quella tessitura forte ma pronta a scapparti via subitanea, per cui egli deve trattarla con cautela con capacità con intelligenza con amore. Poeta canta in ogni caso l’amore.

Anche la più epica delle poesie è poesia d’amore.

Così la poesia di Spagnuolo che da sempre s’incammina nel bosco periglioso per trovare il suo luogo dove affondate la lama per portare alla luce questo filo tenue, va scavando da sempre con perizia di lemmi, con arguzia sintagmatica, scava con ardore e coraggio discorsivo il suo discorso sull’uomo, su quello che producono le relazioni tra uomini (sentimenti, da sentire), sul mondo. E ausculta e palpa e tocca e pone l’orecchio, sente la terra e cielo con gli occhi e il naso i capelli il sottile intelletto per raccogliere materiale da rimesticare, rifare alla maniera umana per ri-dire al mondo quello che ha visto ascoltato sentito: un mondo diverso da quello nostro abituale, dove  lusinghe e malizie sono cadute, dove cattiverie e malvagità sono sacche vuote, dove veramente sta il luogo principe e proprio per l’uomo che desidera essere “oltre” e che disdegna ogni sua parte animalesca come ogni sua parte angelica. L’uomo desidera essere un uomo grande.

Questo Spagnuolo sa e lo pone con coscienza responsabile nei suoi testi, in cui si ritrovano la durezza e la crudeltà di questa vita, come le momentanee istantanee gioie, le belle cose pulite e fresche di ogni mattina del mondo che poi vanno imputridendosi come un maligno demone sino al marcimento. Ma il poeta - Antonio Spagnuolo - sa anche come dolce e bello sia la dimensione visitata, quanto in essa possano stare bene gli uomini, quanto sarebbe più che umano - divino? - che terra e cielo si ricongiungessero nella semplicità dell’Origine.

Il poeta sa che molte sono le forze oscure ed ignote che lottano contro questa destinazione positiva per “l’uomo che si desidera uomo”, quante le possibili deviazioni, i possibili inciampi, le tentazioni che “escono” dalle rotture linguistiche della sua scrittura, nelle soste improvvise delle parole, nella crudezza dei lemmi scelti per sostenere il contrasto, la lotta fichtiana che è di fronte all’uomo - al poeta - e che ogni ente non può non affrontare secondo la visione dell’uomo che sta nel substrato poetico di Spagnuolo: non indifferenza non disperazione non assopita accettazione, ma  - e forse il poeta si stupisce per questo - accensione di luce che illumina quella libera necessità perché la proposta avanzi e si presenti chiara e benedicente al lettore. Nessun poeta può disperare, neppure Leopardi Porta - certo amati da Spagnuolo -  altrimenti poesia sarebbe solo fuliggine.

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