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Luca Giordano, Passa dal corpo il cielo, Ed. Gazebo, 2012

Antonio Spagnuolo

 “Non sono mie le parole, / mi attraversano / come prisma. / Sono alla fonte i colori : / la Parola è Luce.” – Con questo incipit è facilmente comprensibile tutta l’impalcatura stilistica e musicale che sostiene ogni scritto del poeta. Un continuo rincorrere figure che portino un segno tra le ombre del quotidiano, per strappare al dubbio l’occasione luminosa. In molte pagine la fede , quella semplice e pura che sostiene il credente, si rispecchia in versi pacatamente sussurrati o a volte decisamente urlati , per avvertire il sovrannaturale : “Vero diamante è un cuore limpido / più duro di qualsiasi cieca violenza.” (pag. 66) – La poesia di Luca Giordano ha il tratteggio della pittura , quando il canto cerca di stringere la gioia come un abbraccio di giovane sposa , o quando le stelle sorridono ancora prima che il sole sorga.

Non manca qualche passo di denuncia, contro il disonore che offusca l’opera meritoria di volontari dediti al prossimo : “Passerà, amico, il tempo triste / in cui tutto si compra col denaro./ Passeranno dolore, fame , / disamore…Il cielo tornerà leggero e chiaro,/ avrà l’odore che amavi della terra, / avrà il colore di una possibilità / nuova. E tu sorriderai / da dove il ricco non ti può vedere.” –

Essere dentro la storia , essere nelle immagini suadenti, è il passo da interpretare, in visioni ed illusioni donate dal linguaggio, continuamente alla ricerca di quella luce che diventa complice della poesia stessa.

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