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Tu sei qui: Portale PIAZZA 1 BIBLIOTECA Federica Sciandivasci, Il volo imperfetto, Ed. Kairòs, 2014

Federica Sciandivasci, Il volo imperfetto, Ed. Kairòs, 2014

Antonio Spagnuolo

Nel significativo esempio di omogeneizzazione stilistica mediante la koinè , a fronte della modernizzazione di scritture volutamente criptiche e indecifrabili , ecco che la poesia riprende la sua linea, originale struttura intima, capace di offrire soluzioni musicalmente equilibrate, nella immediata esperienza del reale, o nel gioco degli specchi che apre delicatamente all’immaginazione. Così si riconoscono, incorniciati nel riflesso luminoso di alcuni schermi, le apparizioni che rivelano il testo nel senso più autentico e ineludibile. La poesia , nell’intuizione dell’artista , è destinata ad esaurirsi in un lampo, in quello stesso sguardo al quale è affidata l’opera del pittore, conferendo così una inaudita eternità rinnovata nel gioco della epifania. --- Con la poesia della Sciandivasci ritroviamo pagina dopo pagina , e con limpidità nella traduzione , una elettrica reattività leggermente provocatoria , per una tensione sublimato ria che muove decisamente nella vena intimistica, spavaldamente ermetizzante ma non incomprensibile, per i suoi toni ricchi di rimandi e riservati ai diversi aspetti della quotidianità, e della passione. Un viaggio segreto nell’amore , attraverso figure e paesaggi che si inseguono come pennellate multicolori, per evaporare nei tratteggi del verso, quasi sempre breve e rapido , sostenuto da quel linguaggio simbolico che diviene la risposta verbale alle illusioni , alle emozioni , alle scansioni. Esteticamente travolto lo scambio della fisicità non è finzione , presa in giro , perdita di tempo , ma nel colore tempesta ormonale che realizza l’atto: “Chiedo alle mie gambe/ di divaricare il tempo della bellezza / offrendomi sull’ara della tua / eccitata virilità …” Il sorriso , le ombre della notte, il respiro , le dimensioni del dolore sono materia viva che si realizzano nel volo della fantasia, nel mentre ogni gesto d’amore acquista dimensioni e consapevolezza per esternarsi materialmente : “… Nel buio precipitiamo / abbandonato volo / e il respiro si fa orgasmo ..” – Il volo , il volo, e ancora il volo si ripresenta come promessa di amore, e non è difficile qui cogliere l’azione fertile della “parola” detta o sussurrata o urlata, saldamente agganciata alle presenze ora dissimulate , ora palesemente dimensionate , che da sola riesce a completare il giro della “canzone”. Il ritmo insegue le variopinte sembianze, inquiete e turbative, in un registro recitato con originale connotazione, senza rotture improvvise o variazioni drammatiche, per una sospensione dai contorni ben equilibrati. “Sono giorni scalzi/ questi miei / un volo senza ritorno./ Ti aspetto / e intanto accarezzo / il blu stella di Van Gogh./ Sei in ritardo-/ nessuna probabilità, nessuna redenzione. / Ho dimenticato me stessa / non la tua eternità.” Un percorso circolare che si alterna rapidissimo, prudente e meditato, attraverso quegli strati metaforici che dal momento del “vivere” accompagna il linguaggio concreto e ovattatamente lirico. La figura dell’uomo , del compagno , dell’amante rimbalza vigorosamente per avvinghiarsi con ardore alle membra , tra i tuffi improvvisi della sorpresa o nel chiaroscuro delle penombre, quando i silenzi trascinano senza tregua o i profumi incatenano lo sguardo. “Imbroglia la notte/ tu che sei protagonista / e coi tuoi perfetti silenzi / immobilizzi le mie stagioni./ Io. Che non ho mai imparato / l’attesa volo in caduta libera / trattengo il fiato - / l’approdo è la condanna / di questo letto immortale.” Il percorso degli approcci confluisce nelle particolari strutture del testo e segue spesso le angolazioni delle vicende artisticamente presentate , con una grazia remota e segreta equilibratamente lontana dalla dispersione, creando con impegno immagini disposte entro una sapiente orchestra di risonanze. La voce dell’introspezione, ove l’intreccio amoroso trova vincoli e sotterfugi , illusioni e sbandamenti , desideri e conquiste, ha una variabile successione di luminosità , nel riverbero del subconscio, sempre vigile e pregnante per il suo adagio ritmato, che rende le pagine perfettamente realizzate. “Ora parlami, insegnami / un nuovo alfabeto / raccontami, la promessa dell’amore / dona un volo puro alla mia preghiera/ e nel mistero di questo libro/ – che conserva il nome di ogni destino – / troverò le pagine mancanti / di una verità che tutto / ha perdonato.” La finestra reinventa occasioni , difficile sfuggire alla trasformazione dei sogni , quando la realtà infiltra domande inaspettate, e rivela nella sua pienezza, in maniera esplicita o indiretta, il contatto epidermico. Una visione sollecitata dall’impellente necessità di esternarsi . --- Ottimo l’impegno della traduttrice , che ha saputo interrogarsi sui significati e sulle modulazioni , richiamando le diverse esperienze culturali in una esposizione risultata di una intensità pregevole.

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