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Tu sei qui: Portale PIAZZA 1 BIBLIOTECA Vanna Loiudice, Orchidee e carri armati, Ed. Manni, 2011

Vanna Loiudice, Orchidee e carri armati, Ed. Manni, 2011

Antonio Spagnuolo

Romanzo dall’ampio respiro, quasi un diario, tra le vicissitudini di squarci vissuti e le microstorie di un gruppo di signore inserite nel “Centro di documentazione e di cultura delle donne” di Bari. Un presente che chiede spazio per darsi spazio, in cui le scritture al femminile raccontano di progetti, di appunti, di partecipazioni, di ironie, tra immagini e dottrine faticosamente acquisite. Squisitamente descritte le ansie politiche, le sofisticazioni che si accostano ai balbettii e ai suggerimenti. Forse l’indagine fa capolino tra le pagine, nelle quali si presentano luccichii policromatici in una scrittura che orienta poeticamente la sua sicurezza, culturalmente valida e sostenuta. Una scrittura aperta, vertiginosa, infrenabile, per la costante assenza del punto in alcune pagine che incidono l’affanno. Solo virgole nell’accatastarsi di numerosi pensieri/idee, proponendo spesso quesiti dalle molteplici (probabili) risposte. Non storia, allora, ma di certo storicità del raccontare oltre che della realtà, anche meta- narrazioni, che trovano la chiave nella dinamica della metafora. Le dimensioni si realizzano attraverso momenti di coagulazione in configurazioni perfettamente contemporanee e a volte di una attualità penetrante e sottile. Il dubbio delle guerre insistenti nei Balcani, nel medio oriente, nei continenti, la tristezza delle sciagure che inseguono mussulmani o cristiani, le confusioni inespresse delle solitudini, si alternano a momenti di coagulazione culturale, in un dinamico lavoro letterario, che dal cesello offre successioni di brevi frasi, le quali per lo più sopravvivono in autonomie sintattiche per armonie diaristiche. Si intravede una abilità signorile nel riprendere con cautela e luccichii una “fellatio” descritta a strappi, così suggerita celermente, per apparire soltanto un inciso e non una avventura.

Lo scambio, fiducioso e gioioso, di percezioni, concomitanze ed impegni sottolinea la libertà del narrare, scivolando tra le difficoltà di aggregazioni e riflessi di custodie.

Descrizioni e disquisizioni scelgono sequenze policromatiche, in una paziente rielaborazione di percorrenze brevi o lunghe, ritmate a spirale nella consapevolezza delle figurazioni.

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