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Carlo Di Lieto, Francesco Gaeta (la morte, la voluttà e i beffardi spiriti), Guida, 2010

Antonio Spagnuolo

Biografia più che esaustiva per un poeta napoletano sino ad oggi dimenticato e non degnamente storicizzato, come invece avrebbe dovuto la critica attenta e puntuale. Carlo Di Lieto, da conoscitore erudito ed appassionato di tutta quanta la poesia contemporanea, mette un punto veramente determinante  per questo autore nato a Napoli nel 1879 e morto suicida nel 1927. Egli fu impegnato  nel dibattito culturale del suo tempo, nel momento più intenso della sua carriera di poeta, di letterato, di giornalista e di scrittore. Dal suo fitto carteggio viene alla luce, in modo significativo, la sua indole atrabiliare ed una intensa rete di rapporti con nomi prestigiosi quali Croce, Pirandello, D’Annunzio, Borgese, Bracco, Capuana, Di Giacomo,  Gentile ed autori e artisti autorevoli della sua epoca.

Gli approfondimenti sono numerosi e impegnativi per una poesia che lo stesso Croce dichiarò “succosa” , rivolta alla donna amata ricca di parole ed immagini che impreziosiscono l’amore e la storia umana dell’artista. Rileggere attraverso questa puntuale rivisitazione le vicende sentimentali, l’esuberanza di una giovinezza,  gli sconcerti per una politica del momento prima non condivisa, poi esaltata senza esitazione, le erosioni psicologiche vissute con autentica armonia e con partecipazioni esistenziali, ci portano con voli autentici dentro un vissuto estremamente ricco e affascinante.

Carlo Di Lieto ha saputo con equilibrio offrire una immagine di Francesco Gaeta che si delinea negli aspetti più veritieri, sia nella umanità sofferta e segnata del poeta, sia nella  critica geniale intorno alla sua scrittura.

Basta scorrere i titoli dei vari capitoli per comprendere a pieno il valore di questo volume : “Eros e pathos – sublimazione impossibile e identità perduta” , “Ricerca dell’essere e intermittenze del suore”, “Imago materna e identificazione proiettiva”, Le scienze occulte  e la psico-fisiologia tra ottocento e novecento”, “L’Epistolario e gli scritti inediti”.

Il piacere della creazione artistica si interseca con il coefficiente della distorsione del reale, ed in questa ottica una vita si esaspera e si annienta per l’immaginario legato alla esclusione.

Il volume si conclude con una esuberante Bibliografia.

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