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Vittorio Gassman, Ulisse e la Balena Bianca, Longanesi & c., 1992

Stefania Leo

Dell' "Ulisse e la Balena Bianca", di Vittorio Gassman, così magistralmente interpretato dall'artista nel 1992, (anno molto vicino al ritiro dalla scena dell'autore, quasi fosse, tale opera, teatrale e letteraria, una sorte di testamento metafisico ed artistico), vi sono attimi che restano nella mente e nel cuore dello spettatore puri, intatti e perfetti.
E in quanto opera che tratta della tendenza dal relativo all'assoluto, di un uomo che esprime e investe tutte le sue azioni nello sforzo di superare il suo essere finito, tale opera ha in sé tutta la forza di conoscere l'inconoscibile al di là di ogni tempo e di ogni luogo.
Momenti di arte metafisica.
Momenti di morte metafisica.
Nella versione teatrale del "Moby Dick" di Ermane Melville, Gassman mette in scena due cose immense: la Balena e il mare, e ivi affianca una terza cosa: quell'altro mare che è la scrittura.
Ma ciò non gli basta: e così compare sulla scena il personaggio di Ulisse, l' eroe della trascendenza, personaggio dantesco che si spinge oltre le colonne d'Ercole e nello sforzo sovrumano e blasfemo di oltrepassare il limite, di conoscere l'inconoscibile, muore.
Morte metafisica dell'eroe in cui Gassman si identifica, morte dello stesso artista che sublima se stesso nell'opera artistica.
Gassman, quindi, come Ulisse.
Gassman come Achab.
Eroi che ripropongono lo stesso spirito di sfida, lo stesso desiderio di diventare invincibili e di conoscere l'assoluto.
E che come Achab, nello sforzo sovrumano di affermare la propria immortalità, nel momento in cui mancano le forze fisiche e sopraggiunge il passaggio all'assoluto fanno vibrare quest'urlo disperato: "Vengo, Balena, che tutto distruggi ma non vinci; fino all'ultimo lotto con te; dal cuore dell'inferno ti trafiggo, in nome dell'odio vomito a te il mio ultimo respiro."
Vincere. Vincere quelle "maschere di cartone" che allontanano l'uomo dalla verità.
Vincere il proprio corpo e il proprio destino, vincere la propria paura, trascendere ciò che si è compreso e lanciare le proprie forze verso l'immortalità.

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