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Sandro Giovannini, Poesie Complete (1960 – 2006), Heliopolis Edizioni, 2007

Ettore Bonessio di Terzet

In nome del grande Zio Ez

dimenticandoci per un po’

dell’ipovedente Borges

 

 

Questo libro totale di Giovannini è uscito nel 2007, nelle sane e formalmente inappuntabili Edizioni Heliopolis. Mi fu inviato da Sandro Giovannini  senza la richiesta di una “recensione” (sic - le recensioni non esistono se non nei giornaletti quotidiani o in due minuti ebraici per far fare brutta figura - ah aha - all’autore del solito inutile romanzo con plot psicologistico come se fossimo ancora nell’800). L’ho lasciato tra gli altri libri pervenuti e finalmente con un ritardo cronico - niente aion - ho iniziato a palpeggiarlo, a rigirarlo, sfogliarlo, a leggere qua e là, poi ho guardato l’indice, alcune parti che mi davano conoscenze nuove o miglioravano le mie informazioni, a tal punto l’ho prestidigitalizzato che è diventato un mio libro. Lo tengo sempre vicino a me e mi dispiace solo che non ci sia la dedica dell’autore.

 Poeta, narratore, uomo di cultura, leonardesco e michelangiolesco ente, anarchico, cristiano, carabiniere, organizzatore culturale, uomo d’amore, uomo di penna, uomo di colori e graffiti, inventore editoriale? Chi è Sandro Giovannini che conosco bene quale gentiluomo e uomo di parola. (sarebbe dovuto essere sufficiente, se fossi più intelligente)

Giovannini è un uomo intelligente e libero che - è scritto nel cielo stellato di costellazioni - soffre per  gli uomini che tradiscono, che non tengono la parola data che sono indifferenti alle proprie ed altrui azioni, soffre per il calpestio  feroce e silenziosa sulla cultura, su quella italiana, per la dimenticanza che libertà cultura responsabilità correttezza sono simili se non sinonimi, soffre per l’imbecillità di amici e non amici, per la sciatteria dell’Italia - ma che cosa ti aspetti da un Paese “liberato” con l’aiuto della manovalanza mafiosa (due volte - 1960/1943) da un massone repubblicano confusionario e consegnato ad altro massone monarchico calcolatore, sotto l’ala speculativa della massoneria inglese? -

Queste poesie complete me le sono lette e rilette per non farmi sfuggire niente, ma quasi tutto mi sarà sfuggito, non per travisamento, ma perché è un’opera d’arte totale, la summa di una persona che si è relazionata con i viventi e respiranti del mondo per quantità, soprattutto per qualità  profonda di intelletto e cuore uniti, in continuo discorso, in una conversazione alta dove il cuore chiede le ragioni della mente e questa chiede al cuore (non sentimental-borghese, ma un cuor che ascolta clinicamente) come si possono comporre le conoscenze conquistate, come si possono mettere in relazione tra di loro e gli altri enti senza ucciderle classificandole in scaffali ammuffiti.

Poesia complete? Ma è un inganno!

Dentro questo volume c’è Giovannini che chiude un’epoca per aprirne una nuova, attraverso diverse e fruttifere stagioni,  perline di un gioco che si conclude con la formazione di una collana multicolore con toni rossi  azzurri gialli schizzati da velature di grigio, senza mancare di bianco e di verde.

Un bell’inganno.

Solo in apparenza sono poesie, sono le memorie di una vita vissuta al meglio - Vasco Rossi al confronto rimane con le bollicine in gola - sono la testimonianza di una esistenza piena, di relazioni incardinate anche quando un termine di esse sembra essersi dileguato, un’esistenza non inutile in questo mondo inutile. Un’esistenza che ricorda gli amici in vita e in morte, un canzoniere, gli amori viventi e smemorati, le sfide politico-esistenziali vinte e perdute, niente rimpiangendo se non quelle inesattezze che lo hanno allontanato dalla testimonianza e dallo specchio che rimanda dignità e pochissimo Dorian, ninte Narcisso. E’ un libro che testimonia, nelle varianti e nelle variazioni tematiche ritmiche, negli scarti lemmatici, nei balzi furiosi verso altezze inospitali, negli improvvisi liciniani che ti aprono a vedute del tutto inaspettate, per ritornare - torsi e tondi buonarottiani - al Grande Mito che tiene tutte le parti in sé, che tiene unito l’Uomo in  sé, principe ferito che si desidera per il Tutto, sapendo – avendo sapienza che amore non è amor per… - che il mondo non va rigettato, ma controllato e saputo, e attraverso l’azione poetica posto dinanzi alle sue brutture, per tentare - eliottianamente - di significare tutto quello che si poteva e si doveva (illudendosi audenianamente?) ognuno secondo il proprio genio - dna - alla conquista della Poesia che non migliorerà forse il mondo, certo darà all’Uomo una possibilità diversa dalle barbarie di una vita tutta sensi sensazione animalità.

 

 

Il vero slancio

il vero taglio       la vera passione

ti viene da loro

 

tu non porti che una misera luce

disperatamente difesa nella notte

e non hai che questo

 

ma questo

ti apprende

ad essere

oro nel degrado

porpora nella notte

cardine

 

ne renderò testimonianza

ed a me stesso ne sarò prova?

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