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Eugenio Lucrezi, Mimetiche, Ed. Oedipus, 2013

Antonio Spagnuolo

Una lunga , sconfinata sinfonia accompagna il lettore di queste poesie , come per incanto, pentagramma melodico del quale Eugenio Lucrezi è impegnato incantatore.

Il gioco dei "segni" e delle "parole" è qui un richiamo alla scrittura colta , elevata , al procedimento operativo che il poeta tenta con successo, nella centralità della composizione , quale richiamo musicale , profondamente radicato nel ritmo e nella riflessione.

Significativi i rimandi anatomici – patologici di alcune composizioni , come il freddo : "ruotano di tre quarti il busto entrambe/ è uguale la lordosi che dai lombi / s’inerpica , la torsione che ruota e guizza/ verso su, in direzione di una ostensione, busto che ostende la mammella destra/ nel profilo esemplare…" che con allegra sinfonia descrive alcuni stereotipi quasi marmorei.

Perfetto il tono simbolico che attraversa le numerose metafore, particolarmente nella sezione "Ovidiana" , ove i richiami classici si confondono agevolmente con le acute frecce del moderno , tessendo versi lunghi tra gli orli dell’Averno e le ombre delle trasparenze, tra il gioco di Eros o il semitono di Euridice.

Il canto si dipana , a condividere un dolore o una gioia , un’emozione o un sogno , un riscontro accorto del vivere o una distrazione dal profondo, raro dono e raro frutto di lavoro sulla e per la poesia, come levità pensata e sostanza che serpeggia nella illusione degli incontri.

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