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Mario Fresa, Uno stupore quieto, Ed. La collana stampa, 2012

Antonio Spagnuolo

“Gli sguardi incuriositi sfiorano, adesso, l’ospite strano. / Mi ci vorrebbe lui, sicuro. / Cosa saresti diventato, dice , senza di me?.../ La sua risposta è pronta, disarmante: la voce querula , / ma colma di delizia…..” Un imprevisto insinuarsi di sottili dubbi nel vorticoso soffio delle illusioni. Il tempo è filtro delle decisioni , calmo ed inesorabile , pronunciabile e conciliabile , nello spessore delle ore che appaiono quali riprese della memoria, o di quella quotidianità che cerca a tutti i costi di dare un senso alla precarietà . Non meraviglia il semplice racconto di un pomeriggio trascorso nel profumo di “un nugolo di foglie” , tra sorrisi e frasi , tra barba mal curata e domande gentilmente a tema. Mario Fresa riesce con il suo verso, quasi sempre lungo , fuori da ogni misura metrica, a ricucire il pensiero poetante con il poter dire la “parola”, e ciò con l’entusiasmo unico della precisione. La ricerca di una perfezione nella qualità stilistica è determinata da fulcri appassionati e sinceri, sempre determinati da occasioni , da sentimenti , da percezioni , da rappresentazioni , ove il controllo e l’asciuttezza hanno la maturazione indiscutibile della lirica.

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